Il Movimento "No Progetto Ponte", fondato dall'Ing. Aldo D. Ficara, nasce dalla profonda convinzione che il progresso e lo sviluppo non possano prescindere dal rigore tecnico, dal rispetto delle norme e dall'etica professionale. La nostra non è una battaglia contro l'idea di un ponte che unisca Sicilia e Calabria, ma un'opposizione ferma e motivata al progetto attuale, che riteniamo carente e non all'altezza delle sfide che un'opera così maestosa e delicata richiede.
Il nostro manifesto si basa su due pilastri fondamentali:
1. Rispetto delle Norme Europee e Tutela Ambientale
L'Italia deve operare nel pieno rispetto delle leggi che ha sottoscritto. Non possiamo e non vogliamo sacrificare un patrimonio naturale unico in nome di un'opera che non ne garantisce la salvaguardia. Chiediamo che il progetto del Ponte sullo Stretto sia sottoposto a una Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) rigorosa, che rispetti in modo inequivocabile le direttive europee, in particolare la direttiva Habitat 92/43/CEE e la direttiva Uccelli 2009/147/CE. Lo Stretto di Messina è un'area cruciale per le rotte migratorie, e la nostra missione è garantire che l'ingegneria diventi custode dell'ambiente, non il suo carnefice.
2. Deontologia Professionale prima del Profitto
Un'opera di tale portata non può essere guidata solo dalla fretta o dall'interesse economico. L'ingegneria, prima di essere una professione, è un atto di responsabilità. Ci opponiamo a un progetto che sembra voler aggirare le norme per mero profitto, mettendo a rischio la sicurezza e la stabilità del territorio. La nostra lotta è un richiamo all'onore e alla coscienza professionale: vogliamo un'opera che sia un esempio di eccellenza tecnica, che aderisca a ogni norma e che offra la massima sicurezza e la minima invasività. Vogliamo che il Ponte sullo Stretto diventi un vanto per l'ingegneria italiana, non un simbolo di compromessi e scorciatoie.
Per questi motivi, invitiamo tutti coloro che credono in un'Italia più responsabile e sicura a unirsi al nostro Movimento. La nostra domanda non è "Sì o No" al Ponte, ma "A quali condizioni?". Vogliamo un ponte che sia un'unione, non una divisione, e che rappresenti il meglio della nostra intelligenza e della nostra etica.