Un’opportunità in più per i docenti: più soldi in busta paga per chi rinvia la pensione

 


A partire da novembre 2025, anche per il personale docente e ATA si aprono le porte del "Bonus Giorgetti", l'incentivo economico introdotto dalla Legge di Bilancio 2025 e pensato per chi decide di posticipare il pensionamento. Un'opportunità che si traduce in un significativo aumento dello stipendio netto, offrendo ai docenti un'opzione in più per la pianificazione del proprio futuro lavorativo.

A chi si rivolge l'incentivo?

Il bonus riguarda tutti i lavoratori del settore pubblico, inclusi gli insegnanti, che hanno già maturato i requisiti per la pensione anticipata, sia con Quota 103 (62 anni di età e 41 anni di contributi) che con la pensione anticipata ordinaria (41 anni e 10 mesi di contributi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini). La scelta di continuare a insegnare, invece di andare in pensione, diventa così economicamente vantaggiosa.

Come funziona e a quanto ammonta l’aumento

Il meccanismo è semplice ed efficace: il docente che decide di non ritirarsi non vedrà più trattenuta in busta paga la quota di contributi previdenziali a proprio carico. Questa somma, che si aggira intorno al 9,19% della retribuzione lorda, verrà versata direttamente al lavoratore, senza essere tassata né soggetta ad ulteriori contributi. Per un insegnante, l'impatto sul netto mensile può essere notevole, offrendo un guadagno immediato e tangibile.

Ad esempio, su uno stipendio lordo di 2.000 euro, il lavoratore vedrebbe un aumento di circa 184 euro netti al mese, che si sommano al regolare stipendio.

Vantaggi e considerazioni

La misura, operativa dal prossimo novembre per il comparto pubblico, rappresenta un duplice vantaggio:

  1. Beneficio economico immediato: L'aumento del netto in busta paga è il principale incentivo, permettendo al docente di godere immediatamente di una retribuzione più alta.

  2. Continuità lavorativa: Per i docenti che amano il proprio lavoro e desiderano continuare a trasmettere la propria esperienza, il bonus elimina il "costo" economico della scelta di rimanere in servizio.

È tuttavia fondamentale tenere in considerazione l'impatto sul futuro assegno pensionistico. La scelta di incassare i contributi in busta paga comporta, infatti, la rinuncia al versamento di una parte dei contributi previdenziali, il che si tradurrà in un montante contributivo inferiore al momento del pensionamento effettivo. La pensione futura sarà, quindi, leggermente più bassa rispetto a quella che si sarebbe ottenuta continuando a versare i contributi.

Come aderire

Gli insegnanti che hanno i requisiti e intendono avvalersi di questa opzione dovranno presentare un'apposita domanda all'INPS. Le istruzioni operative sono state fornite dall’Istituto di Previdenza Sociale con la circolare n. 102 del 16 giugno 2025. È consigliabile rivolgersi al proprio sindacato o a un patronato per ricevere supporto nella compilazione della domanda e valutare la convenienza della scelta in base alla propria situazione specifica.

Il "Bonus Giorgetti" si configura, quindi, come una leva importante per il mondo della scuola, offrendo agli insegnanti più esperti la possibilità di valutare con maggiore flessibilità la loro transizione verso la pensione, bilanciando il desiderio di continuare a lavorare con un incentivo economico concreto.