Insulti nel gruppo Facebook “Ridateci il 2013”: la rabbia per il cedolino invariato rischia di far chiudere il gruppo
La rabbia per uno stipendio che, nonostante i tanti annunci sugli aumenti contrattuali, appare ancora invariato sta producendo tensioni anche sui social. Nel gruppo Facebook “Ridateci il 2013”, nato proprio per dare voce alle rivendicazioni economiche del personale della scuola, negli ultimi giorni non sono mancati commenti offensivi e attacchi rivolti a persone che, con i problemi evidenziati nei cedolini, non hanno alcuna responsabilità.
Una situazione paradossale: da una parte ci sono docenti e personale scolastico che attendono di vedere concretamente gli effetti degli aumenti e degli arretrati; dall'altra ci sono persone che da tempo si impegnano gratuitamente per informare, spiegare e divulgare le notizie riguardanti stipendi, contratti e pagamenti.
La delusione per un cedolino che non cambia
La pubblicazione del cedolino e la verifica delle somme effettivamente accreditate rappresentano, per molti lavoratori della scuola, il momento della verità.
Dopo settimane di comunicazioni, previsioni e annunci sugli aumenti previsti dal rinnovo contrattuale, vedere una cifra che sembra non essere cambiata rispetto alle aspettative può generare delusione, frustrazione e rabbia.
Sono sentimenti comprensibili.
Ma la rabbia, quando viene indirizzata contro chi sta semplicemente cercando di informare la comunità scolastica, rischia di trasformarsi in qualcosa di profondamente ingiusto.
Lo staff del gruppo non decide gli stipendi
Occorre ricordare un elemento fondamentale: gli amministratori e lo staff del gruppo Facebook non determinano gli importi degli stipendi, non elaborano i cedolini e non stabiliscono le date dei pagamenti.
Il loro compito è principalmente quello di raccogliere informazioni, verificarle per quanto possibile e condividerle con una comunità molto ampia di lavoratori della scuola.
Da questo punto di vista, l'impegno divulgativo del gruppo “Ridateci il 2013” è stato negli anni particolarmente intenso.
Informazioni su contratti, arretrati, NoiPA, progressioni economiche e problematiche stipendiali sono state continuamente condivise per cercare di aiutare docenti e ATA a comprendere ciò che stava accadendo.
Criticare un'informazione, chiedere chiarimenti o contestare una previsione è assolutamente legittimo.
Gli insulti, invece, sono un'altra cosa.
La rabbia non può diventare aggressione
È comprensibile che un insegnante possa sentirsi esasperato quando, dopo anni di attesa, scopre che l'aumento netto sul proprio stipendio è molto più basso di quello immaginato.
È comprensibile anche la delusione di chi si aspettava di vedere gli arretrati e si trova davanti a un cedolino che non corrisponde alle proprie aspettative.
Ma tutto questo non può trasformarsi in una caccia al responsabile tra coloro che amministrano un gruppo Facebook.
Chi informa non è necessariamente chi decide.
E soprattutto non può essere considerato responsabile di una situazione salariale determinata da contratti, stanziamenti, meccanismi fiscali, elaborazioni amministrative e procedure di pagamento.
Quando gli insulti scoraggiano chi si impegna
C'è poi un problema più generale.
Dietro un gruppo Facebook di grandi dimensioni non ci sono necessariamente strutture professionali o organizzazioni con risorse illimitate. Ci sono spesso persone che dedicano tempo, energie e competenze a un'attività di informazione che viene svolta per la comunità.
Quando questo lavoro viene accompagnato da insulti personali, accuse e aggressioni verbali, il rischio è che chi lo svolge si chieda semplicemente:
“Perché continuare?”
Ed è proprio questa la domanda che sembra essere arrivata al punto di essere affrontata apertamente.
Martedì 25 agosto l'incontro per decidere il futuro del gruppo
Per questo motivo è stato fissato per martedì 25 agosto un incontro nel quale verrà discussa anche l'eventuale chiusura del gruppo Facebook “Ridateci il 2013”.
Non si tratta soltanto di decidere se mantenere aperta una pagina social.
In gioco c'è qualcosa di più: la possibilità di continuare a mettere a disposizione della comunità scolastica uno spazio di informazione, confronto e condivisione che nel tempo ha raggiunto una partecipazione molto ampia.
La decisione, dunque, nasce anche dalla necessità di riflettere sul rapporto tra libera espressione, critica e rispetto delle persone.
Un gruppo può vivere solo se esiste rispetto
Un gruppo Facebook funziona quando le persone possono confrontarsi anche duramente, ma senza trasformare il confronto in un'aggressione personale.
Si può essere arrabbiati con il Governo, con il Ministero, con il contratto, con il sistema fiscale, con NoiPA o con qualsiasi altra istituzione ritenuta responsabile di una determinata situazione.
Ma scaricare quella rabbia su chi cerca di raccontare ciò che accade non risolve il problema.
Al contrario, rischia di privare la stessa comunità di uno strumento di informazione che, nel tempo, ha dimostrato di essere seguito e partecipato.
Il 25 agosto, quindi, non sarà soltanto una riunione organizzativa.
Sarà una riflessione sul futuro di una comunità nata da una rivendicazione precisa: ridare dignità economica al lavoro della scuola.
E forse proprio per questo sarebbe importante che il confronto ripartisse da un principio elementare:
si può essere arrabbiati, si può contestare, si può dissentire. Ma non si deve insultare chi, dalla propria parte, sta semplicemente cercando di informare.