IL MOTORINO ELETTRICO A TRIPLO T
GIUSEPPE RAGO
Questa breve nota si promette di spiegare in modo semplice il funzionamento dei piccoli motori "a triplo T", motori a collettore, che, avendo il rotore con tre poli, a prima vista sembrano negare che le macchine elettriche rotanti debbano presentare sempre un numero pari di poli
Detto piccolo motore discende dalla macchinetta Siemens "a doppio T" per eliminare un notevole inconveniente da questa presentato
Il rotore della macchinetta a doppio T doveva in seguito essere sorpassato dall'"anello Pacinotti" e quindi dal rotore Hefner-Altenech con avvolgimento a tamburo, oggi esclusivamente usato nei motori industriali di qualsiasi potenza, ad eccezione di quelli di potenza estremamente piccole
Per riuscire abbastanza chiaro il funzionamento del motore a triplo T, riteniamo acconcio descrivere prima quello dell'altro a doppio T
Però è da notare che tale coppia diventa zero, per l'annullamento delle componenti tangenziali delle forze, quando l'asse dei poli rotorici viene a coincidere con quello dei poli statorici; in tale momento, data la posizione relativa delle lamelle del collettore e delle spazzole, queste ultime cortocircuitano le prime e con queste l'avvolgimento rotorico (fig. 1b)
Da tutto quanto è detto, risulta evidente che la coppia agente sul rotore non è costante, in quanto varia ciclicamente di valore con la posizione relativa dei poli rotorici rispetto a quelli statorici
È inoltre importante rilevare che il detto motore può funzionare anche con alimentazione in corrente alternata, perché l'inversione del senso della corrente ad ogni semiperiodo avviene sia nell'avvolgimento statorico come in quello rotorico e ne consegue che le interazioni restano invariate
Però, nel funzionamento del motore a doppio T, c'è l'inconveniente notevole che esso non si avvia quando, all'atto della chiusura del circuito, per come già detto, le espansioni polari del rotore si trovano esattamente affacciate con quelle dello statore (fig. 1b), trovandosi il rotore in un punto morto
Ed è per ovviare a questo grave inconveniente che ormai il motore a doppio T è stato sostituito con quello "a triplo T" (figura 2a) nel quale il rotore presenta tre poli, invece che due, disposti fra loro a 120°
Ognuno di tali poli possiede una propria bobina di eccitazione e tutte sono avvolte nello stesso senso; inoltre, le dette bobine sono collegate in circuito chiuso (a fine di ognuna collegata al principio della seguente) ed i punti di connessione fra bobine adiacenti sono collegati ognuno ad una delle tre lamelle del collettore (fig. 3)
Vediamo ora come avviene il funzionamento di questo motore sui generis
Si comprende facilmente che, anche quando vengono chiuse in corto circuito le lamelle 3 e 2, le azioni magnetiche fra i poli di statore e rotore sono sempre tali da continuare a dare una coppia equiversa a quella prima esistente
È importante tenere presente che, per cambiare il senso di rotazione, basta invertire le polarità statoriche, scambiando i capi del relativo avvolgimento
Il nucleo magnetico statorico, generalmente a ferro di cavallo, come in fig. 1, può essere con giogo circolare, con una bobina per polo (vedi figg. 2 e 4), specie per le potenze relativamente più grandi
Questi piccoli motori "a triplo T" vengono generalmente fabbricati per potenze da 2 a 8 W con una tensione di alimentazione che è di solito di 3 o 6 V od anche, alle volte, di 12 V. Il numero di giri a vuoto è generalmente alto e compreso fra 3000 e 6000 minuto primo, ma in certi casi può oltrepassare anche i 10.000; però è importante notare che tale numero di giri a vuoto diminuisce notevolmente con il carico
Dalla rivista " Il Poliedro " settembre 1982
I CAFFÈ TECNOLOGICI DI ETTORE MAJORANA
II Incontro — "Piccoli motori, grandi idee: come un'ingegnosa geometria ha dato carica al nostro mondo"
Relazione a cura di [ Aldo Domenico Ficara]
1. Un’introduzione davanti a un caffè
Un saluto e un benvenuto a tutti i colleghi, in particolare a chi insegna materie letterarie e storiche!
Oggi parliamo di un oggetto quotidiano che ciascuno di noi ha incrociato almeno una volta nella vita: il motorino elettrico di un macchinino giocattolo, di un modellino di nave o di un piccolo elettrodomestico
A prima vista, la tecnologia e la meccanica possono sembrare territori aridi, fatti solo di formule e circuiti. In realtà, dietro l'articolo scritto nel 1982 dal docente Giuseppe Rago si nasconde una bellissima storia di intelligenza umana, di risoluzione di un problema e di armonia geometrica
L'articolo analizza il "motore elettrico a triplo T"
2. Il principio base: Come funziona un motore? (Senza formule!)
Per capire il cuore del problema, immaginiamo i magneti (le calamite) che tutti conosciamo
Poli opposti si attraggono (Nord con Sud)
. Poli uguali si respingono (Nord con Nord, Sud con Sud)
.
Un motore elettrico non è altro che un gioco continuo tra attrarre e spingere
C'è una parte fissa all'esterno (lo statore)
. C'è una parte che gira all'interno (il rotore)
.
Facendo passare la corrente elettrica, noi trasformiamo il rotore in una calamita gigante
3. Il grande problema del "Motore a Doppio T" (A due poli)
All'inizio della storia dei motori elettrici (metà dell'Ottocento), l'inventore tedesco Werner von Siemens ideò il motore "a doppio T"
Il "Punto Morto" (La метаfora della bicicletta):
Immaginate di essere su una bicicletta con i pedali perfettamente in verticale: uno tutto in alto e uno tutto in basso. Se vi fermate in quella posizione e provate a spingere il pedale verso il basso... la bici non si muove! Vi trovate in un punto di stallo, un punto morto.
Nel motore a due poli succedeva la stessa identica cosa:
Quando i poli del rotore si trovavano perfettamente allineati con quelli dello statore, le forze magnetiche tiravano solo verso il centro
. La spinta utile per farlo girare diventava pari a zero
. Risultato: Se spegnevi il giocattolo e il motore si fermava in quella posizione, alla successiva accensione il motore non partiva da solo
. Bisognava "dargli una spintarella" manuale !
4. L'invenzione geniale: Il passaggio al "Triplo T" (A tre poli)
Come risolvere questo inconveniente in un giocattolo dove nessuno può mettere le dita per dare la "spinta"?
L'ingegneria ha trovato una soluzione elegante: sostituire i 2 poli con 3 poli, disposti a 120^ l'uno dall'altro (a forma di stella o di "triplo T")
POLO 1
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*----*----*
/ \
POLO 2 POLO 3
Perché il numero 3 risolve tutto?
Con tre poli disposti a triangolo/stella, è matematicamente e geometricamente impossibile che tutti e tre si trovino contemporaneamente in un "punto morto"
Quando un polo si trova in posizione sfavorevole, gli altri due sono in una posizione perfetta per tirare e spingere
. In qualunque posizione si fermi la macchinina, appena diamo corrente il motore parte sempre immediatamente
!
5. Un'occhiata alle prestazioni (Una lezione di compromesso)
Giuseppe Rago nell'articolo ci riporta dei dati molto interessanti
Velocità: Girano velocissimo! Tra i 3.000 e i 10.000 giri al minuto
. Potenza: Piccolissima, da 2 a 8 Watt(la luce del cellulare consuma di più)
. Rendimento: Basso, attorno al 30% .
Riflessione interdisciplinare (Economia vs Tecnica): Un rendimento del 30% significa che il 70% dell'energia si disperde in calore
. In una fabbrica o in un'auto elettrica sarebbe un disastro. Ma nei giocattoli è un compromesso perfetto: costa pochi centesimi da produrre, funziona con semplici pile e garantisce il funzionamento sicuro senza bloccarsi mai !

