Ore buca dei docenti, nessun limite massimo nel contratto. Il prof. Aldo Domenico Ficara propone di retribuirle
Il CCNL Istruzione e Ricerca non stabilisce un numero massimo nazionale di ore buca nell’orario settimanale degli insegnanti. Per il prof. Aldo Domenico Ficara è arrivato il momento di aprire una riflessione sulla valorizzazione economica del tempo che i docenti trascorrono a scuola senza svolgere attività di insegnamento.
Ore buca, una questione organizzativa che riguarda migliaia di docenti
Le cosiddette ore buca rappresentano uno degli aspetti più discussi dell’organizzazione dell’orario di servizio degli insegnanti. Si tratta di intervalli tra due lezioni che possono costringere un docente a rimanere a scuola anche quando non è impegnato direttamente in attività didattiche con le proprie classi.
Il problema assume particolare rilevanza quando le ore buca si accumulano nel corso della settimana, determinando giornate lavorative più lunghe, tempi di permanenza nell’istituto prolungati e difficoltà nella gestione degli impegni personali e familiari.
Cosa prevede il contratto nazionale
Il CCNL del comparto Istruzione e Ricerca relativo al periodo 2019-2021 non fissa un tetto massimo nazionale alle ore buca che possono comparire nell’orario settimanale di un docente.
La predisposizione dell’orario rientra nell’organizzazione delle attività scolastiche e deve tenere conto delle esigenze didattiche, del funzionamento dell’istituto e dei vincoli normativi e contrattuali applicabili.
Non esiste, quindi, una disposizione generale che stabilisca che un insegnante possa avere al massimo due o tre ore buca alla settimana.
È tuttavia importante distinguere tra la presenza di un intervallo nell’orario e un obbligo di permanenza a scuola: le condizioni concrete dipendono dall’organizzazione del servizio e dalle disposizioni applicabili al caso specifico.
La proposta del prof. Aldo Domenico Ficara: retribuire le ore buca
Di fronte a questa situazione, il prof. Aldo Domenico Ficara propone di aprire un confronto sulla possibilità di retribuire le ore buca dei docenti, riconoscendo economicamente il tempo che l’organizzazione scolastica può richiedere di trascorrere nell’istituto tra una lezione e l’altra.
La proposta parte da una questione concreta: se l’orario viene costruito per rispondere alle esigenze organizzative della scuola, è legittimo interrogarsi su come valorizzare il tempo che il docente è tenuto a mettere a disposizione dell’istituzione scolastica.
Secondo questa prospettiva, la discussione non dovrebbe limitarsi alla sola possibilità di ridurre le ore buca, ma dovrebbe comprendere anche il riconoscimento del tempo di permanenza imposto dall’articolazione dell’orario.
La proposta di Ficara potrebbe tradursi in una specifica indennità contrattuale, definita attraverso la contrattazione nazionale, con criteri trasparenti per individuare le ore effettivamente interessate e le relative modalità di compensazione.
Una simile misura richiederebbe una disciplina contrattuale chiara, capace di distinguere le ore buca effettivamente riconducibili all'organizzazione del servizio dagli intervalli che non comportano un obbligo di permanenza a scuola.
Non soltanto un problema di orario, ma anche di riconoscimento professionale
La questione delle ore buca si inserisce nel dibattito più ampio sulle condizioni di lavoro e sulla valorizzazione economica della professione docente.
Un insegnante non svolge soltanto lezioni frontali: prepara le attività didattiche, corregge elaborati, valuta gli apprendimenti e partecipa alle attività funzionali all’insegnamento previste dal contratto. Proprio per questo, ogni ulteriore vincolo organizzativo dovrebbe essere valutato con attenzione, evitando che il tempo richiesto dalla scuola venga considerato irrilevante.
La retribuzione delle ore buca, se introdotta mediante un accordo contrattuale, rappresenterebbe una forma di riconoscimento economico da discutere con le parti negoziali, non un diritto attualmente previsto in via generale dal CCNL.
La questione da portare al tavolo contrattuale
La proposta del prof. Aldo Domenico Ficara pone una domanda precisa: perché il tempo che un docente deve trascorrere a scuola per effetto dell’organizzazione dell’orario non dovrebbe essere oggetto di una specifica valorizzazione economica?
Un eventuale intervento potrebbe prevedere una compensazione per le ore buca che comportano un’effettiva permanenza obbligatoria nell’istituto, accompagnata da criteri uniformi e verificabili. In alternativa, si potrebbe intervenire sull’organizzazione degli orari per limitare gli intervalli eccessivi tra le lezioni.
Il tema merita un confronto che coinvolga amministrazione scolastica, organizzazioni sindacali e personale docente. L’obiettivo dovrebbe essere quello di conciliare le esigenze di funzionamento delle scuole con il riconoscimento del tempo e del lavoro degli insegnanti.
La proposta di Ficara apre dunque una prospettiva di discussione: non soltanto chiedere di ridurre le ore buca, ma valutare una loro retribuzione quando comportano un effettivo obbligo di permanenza a scuola. Una questione che potrebbe trovare spazio nel prossimo confronto sulla disciplina contrattuale del lavoro docente.
