L’iniziativa “Send Your Name with Artemis II”, promossa dalla NASA, potrebbe apparire a prima vista come un gesto puramente simbolico: una raccolta di nomi caricati su una scheda di memoria che volerà attorno alla Luna a bordo della navicella Orion, insieme all’equipaggio della missione Artemis II. Nessun esperimento scientifico, nessun impatto tecnologico diretto, nessun risultato misurabile in termini di ricerca. Eppure, dietro questa apparente semplicità, si nasconde una strategia molto più profonda, perfettamente allineata alla politica spaziale del XXI secolo.
In questo contesto si inserisce anche la partecipazione del prof. Aldo Domenico Ficara, che ha aderito all’iniziativa in qualità di CEO della Silicon Valley dello Stretto, gruppo di lavoro da anni impegnato nella promozione delle discipline STEM e nella diffusione della cultura scientifica e tecnologica.
Il valore politico (ed economico) del coinvolgimento simbolico
Le missioni Artemis, destinate a riportare l’uomo nello spazio cislunare e, in prospettiva, sulla superficie lunare, sono finanziate interamente con fondi pubblici e comportano costi estremamente elevati. In questo scenario, il consenso dell’opinione pubblica diventa un elemento chiave.
Coinvolgere milioni di cittadini in un’iniziativa apparentemente semplice – l’invio del proprio nome nello spazio – è un modo efficace per:
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creare identificazione emotiva con il programma spaziale;
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aumentare l’attenzione mediatica;
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rendere politicamente più difficile giustificare tagli ai finanziamenti.
Un sostegno che, per il singolo cittadino, ha costo zero, ma che per la NASA rappresenta un valore enorme in termini di visibilità, legittimazione e continuità dei fondi.
Un gesto simbolico che parla alle STEM
È vero: nessuno leggerà quei nomi, che non toccheranno mai il suolo lunare. Gli astronauti di Artemis II – Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen – non scenderanno sulla Luna, ma si limiteranno a un volo circumlunare. Tuttavia, il senso dell’iniziativa non è operativo, bensì culturale.
L’obiettivo dichiarato è stimolare interesse verso:
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lo spazio;
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le scienze;
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l’ingegneria;
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le tecnologie avanzate.
Ed è proprio su questo piano che la partecipazione di realtà come la Silicon Valley dello Stretto assume un significato concreto.
Il ruolo della Silicon Valley dello Stretto
Il gruppo guidato dal prof. Ficara è da tempo attento alle iniziative che favoriscono la diffusione delle competenze STEM, soprattutto tra i giovani e nei territori che rischiano di restare ai margini dell’innovazione tecnologica.
Aderire a Send Your Name with Artemis II significa:
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riconoscere il valore del coinvolgimento simbolico come leva educativa;
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rafforzare il legame tra comunità scientifica, istituzioni e cittadini;
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sostenere una visione dello spazio non come élite ristretta, ma come progetto collettivo.
Conclusione
L’invio di un nome nello spazio non cambia il corso della scienza, ma contribuisce a costruire il contesto politico, culturale e sociale che rende possibile la scienza stessa. In questo senso, la partecipazione del prof. Aldo Domenico Ficara e della Silicon Valley dello Stretto non è un gesto di facciata, ma un segnale di attenzione verso quelle dinamiche di consenso e divulgazione che oggi sono parte integrante delle grandi missioni spaziali.
Perché, nell’era di Artemis, lo spazio non si conquista solo con razzi e scudi termici, ma anche con partecipazione, narrazione e visione condivisa
