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Il volume del MUMAS - Museo della Macchina per Scrivere si presenta, già dall’indice, come un’opera a doppio registro: storico-tecnico e culturale. Non è soltanto una ricostruzione della macchina da scrivere come oggetto meccanico, ma un attraversamento sistematico dell’evoluzione della scrittura tecnologica — dalle prime soluzioni proto-tipografiche rinascimentali fino all’era digitale.
L’impianto del libro è strutturato secondo una progressione cronologica e concettuale.
Dalla meccanica ottocentesca all’era digitale
L’apertura colloca la macchina da scrivere dentro la lunga traiettoria dell’automazione della scrittura. Il ruolo del MUMAS di Messina emerge come fulcro conservativo e divulgativo: non semplice museo espositivo, ma centro di memoria tecnologica e documentale. La scrittura meccanizzata viene presentata come punto di convergenza tra:
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ingegneria meccanica
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organizzazione del lavoro
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alfabetizzazione di massa
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cultura amministrativa moderna
La nascita del mito: la macchina da scrivere
La sezione dedicata alla storia generale ricostruisce:
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i primi brevetti ottocenteschi
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l’evoluzione delle leve a martelletto
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l’introduzione del nastro inchiostrato
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la standardizzazione industriale
Qui la macchina da scrivere viene consacrata come simbolo della modernità burocratica e dell’emancipazione professionale, soprattutto femminile.
Il contributo italiano
Un capitolo specifico sottolinea il ruolo dell’Italia, valorizzando inventori e costruttori nazionali. La narrazione intreccia tecnica e identità industriale, mostrando come il nostro Paese non sia stato semplice importatore di tecnologia, ma attore attivo nello sviluppo meccanico e imprenditoriale.
Questione linguistica: “macchina da scrivere” o “macchina per scrivere”?
L’intervento dell’Accademia della Crusca introduce una riflessione terminologica. Il testo analizza la distinzione sintattica e l’uso storico, mostrando come la lingua accompagni l’evoluzione tecnica. La macchina non è solo oggetto industriale, ma fatto linguistico e culturale.
I pionieri: dalle origini rinascimentali all’Ottocento
Il percorso storico affonda nelle radici con:
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Francesco Rampazetto
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Il conte Pellegrino Turri e la macchina attribuita a Fantoni
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Paolo Bagolini
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Giuseppe Ravizza
In particolare Ravizza, con il suo “Cembalo scrivano”, rappresenta una tappa fondamentale verso la scrittura meccanica moderna.
La tastiera come standard culturale
L’indice dedica spazio a due modelli antagonisti:
QWERTY
La diffusione della tastiera QWERTY viene interpretata non solo come scelta tecnica, ma come fenomeno di standardizzazione globale.
Dvorak
Il layout Dvorak è analizzato sotto il profilo ergonomico e statistico, evidenziando la tensione tra efficienza progettuale e inerzia di mercato.
Qui emerge una riflessione più ampia: lo standard dominante non è sempre il più efficiente, ma il più consolidato.
L’industria italiana e l’Olivetti
La presenza di Camillo Olivetti segnala l’ingresso nell’era industriale avanzata. L’Olivetti non è trattata soltanto come impresa produttrice, ma come modello culturale: integrazione tra design, tecnologia e visione sociale.
Le appendici: continuità tecnologica
Le appendici estendono il discorso oltre la macchina da scrivere meccanica.
Commodore 64
Commodore 64 rappresenta la transizione verso la scrittura digitale domestica: dalla battitura meccanica al word processing.
Telescrivente Lorenz LO15
La Lorenz LO15 introduce il tema della comunicazione elettrica e cifrata, collegando la scrittura alla trasmissione a distanza e alla crittografia del Novecento.
Descrizione complessiva dell’opera
Il libro del MUMAS si configura come:
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un saggio storico-tecnico
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un percorso museale narrato
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una riflessione linguistica
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un ponte tra meccanica, elettronica e digitale
Il filo conduttore è la trasformazione della scrittura da gesto manuale a processo tecnologico mediato da macchine.
Dalla leva meccanica al bit, dall’officina rinascimentale al computer domestico, l’opera restituisce la continuità culturale della scrittura come tecnologia.
Il MUMAS emerge come custode di questa genealogia, luogo in cui l’oggetto tecnico diventa documento storico e identitario.
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