Da più di 20 anni non si capisce che cosa vogliono fare dell'istruzione tecnica,creazione originale del sistema scolastico italiano distinta fin dagli inizi della sua storia sia da quella liceale, sia dalla formazione professionale.La sperimentazione delle diverse formulazioni degli IFTS fin dai primi anni di questo secolo significa che la terminalità degli istituti tecnici non viene ritenuta più sufficiente per assicurare ai giovani la dotazione di competenze tecniche e professionali per esercitare nel mondo del lavoro il ruolo di tecnico intermedio. A questo dato occorre accompagnare il fatto che la formazione professionale non puo' più essere pensata come addestramento più o meno complesso e che debba essere rinvigorita in termini di maggiori conoscenze scientifiche,culturali e professionali. Si è di fatto creato un ingorgo dal quale non si riesce ad uscire ,perchè la soluzione razionale del doppio canale ,uno liceale e l'altro tecnico/professionale postula un ruolo delle regioni,in base alle prescritte competenze costituzionali,al quale nessuno è disposto a credere. Ci si dimena allora in tentativi privi di coerenza,perchè il segmento postsecondario non accademico non riesce a decollare,anche se è necessario e perchè le regioni non hanno strumenti e capacità per fare funzionare da Tolmezzo a Pachino un sistema tecnico professionale che assicuri DAPPERTUTTO personale rispettabile per qualità e per preparazione.E allora forse al posto di opachi processi di innovazione sistematica ,incomprensibili spesso a personale e studenti, è necessario che si proceda prudentemente con interventi mirati di manutenzione sui punti che necessitano di essere modificati sia nel sistema dei tecnici,sia nel sistema dei professionali. Sarebbe necessario anche smetterla di consolarci con il cambio dei nomi.Tecnici è parola d'alto lignaggio.Fin dai suoi primi esordi culturali “techne” (la tecnica – l’arte) indica un’attività razionale, che ha conoscenza dell’oggetto cui si rivolge, della natura delle cose che consiglia, delle ragioni di ciascuna cosa che tratta. L’attività “tecnica” si distingue dall’empeiria”, dalle pratiche empiriche, che procedono per intuizioni, per accostamenti casuali, che si fondano sulle qualità estrinseche del cose e non sulla conoscenza della loro essenza.