Arretrati e FIS rinviati ancora: cresce la protesta. "Basta attività aggiuntive finché il lavoro non viene pagato"
Il malcontento esplode nei gruppi Facebook collegati a Regolarità e Trasparenza nella Scuola
Dopo l'ennesimo rinvio del pagamento degli arretrati contrattuali e dei compensi del Fondo per il Miglioramento dell'Offerta Formativa (FIS), il clima tra docenti e personale ATA sta rapidamente cambiando.
Nei gruppi Facebook collegati a Regolarità e Trasparenza nella Scuola, che raccolgono decine di migliaia di lavoratori del comparto, si moltiplicano commenti che esprimono delusione, sfiducia e crescente esasperazione.
Tra i messaggi più ricorrenti emerge una frase che sintetizza il sentimento di molti:
"Non bisognerebbe più fare alcun tipo di attività aggiuntiva, altrimenti è inutile lamentarsi."
Una posizione che, fino a qualche mese fa, sarebbe sembrata marginale, ma che oggi trova un consenso sempre più ampio.
Il problema non è il lavoro, ma il rispetto del lavoro
Nessun docente o ATA mette in discussione l'importanza dei progetti, delle attività extracurricolari, dei corsi di recupero, dell'orientamento, delle commissioni o delle iniziative previste dal Piano dell'Offerta Formativa.
Il punto è un altro.
Chi accetta un incarico aggiuntivo lo fa sulla base di un preciso impegno contrattuale. Quel lavoro deve essere retribuito entro tempi ragionevoli.
Quando invece i pagamenti vengono continuamente rinviati, quando ogni mese si alimentano aspettative che poi vengono puntualmente smentite, il rapporto di fiducia tra lavoratore e amministrazione inevitabilmente si incrina.
Il FIS non può trasformarsi in un credito senza scadenza
Molti insegnanti raccontano di aver concluso le attività da mesi.
Eppure attendono ancora compensi che rappresentano lavoro già svolto.
In qualsiasi altro settore sarebbe impensabile chiedere a un professionista di continuare a garantire prestazioni aggiuntive senza sapere quando verrà pagato.
Nella scuola, invece, questa situazione sembra essere diventata quasi normale.
È proprio questa apparente normalità che oggi viene contestata con sempre maggiore forza.
Una riflessione che riguarda anche il futuro
Se il malcontento continuerà a crescere, le conseguenze potrebbero essere molto pesanti.
Sempre più docenti potrebbero decidere di non accettare incarichi aggiuntivi nel prossimo anno scolastico.
Sarebbe una scelta individuale, perfettamente legittima.
Nessuna norma obbliga infatti il personale ad assumere attività ulteriori rispetto agli obblighi ordinari di servizio.
Il rischio è evidente: meno disponibilità significherebbe meno progetti, meno ampliamento dell'offerta formativa e maggiori difficoltà organizzative per molte scuole.
Serve un cambio di passo
La scuola italiana continua a reggersi sulla disponibilità e sul senso di responsabilità di migliaia di lavoratori che, spesso, anticipano tempo, energie e professionalità.
Ma la buona volontà non può diventare un alibi per tollerare ritardi sistematici nei pagamenti.
Il rispetto del lavoro passa anche attraverso il rispetto degli impegni economici.
Pagare in ritardo chi ha già svolto la propria attività significa trasmettere un messaggio pericoloso: che il lavoro del personale scolastico possa attendere.
L'editoriale
I commenti che stanno comparendo nei gruppi Facebook di Regolarità e Trasparenza nella Scuola non sono semplici sfoghi dettati dalla rabbia del momento.
Sono il sintomo di una frattura che rischia di allargarsi.
Per anni docenti e personale ATA hanno dimostrato disponibilità, spirito di servizio e senso delle istituzioni.
Oggi, però, molti si chiedono se questa disponibilità sia stata ricambiata con lo stesso rispetto.
La domanda che rimbalza sui social è semplice ma difficile da ignorare:
ha ancora senso continuare ad assumere incarichi aggiuntivi quando non esiste alcuna certezza sui tempi di pagamento?
È una riflessione che merita risposte concrete e non l'ennesimo rinvio. Perché una scuola di qualità non può essere costruita facendo affidamento esclusivamente sul sacrificio di chi vi lavora.
Prof. Aldo Domenico Ficara
CEO di Regolarità e Trasparenza nella Scuola