"Diciassette giorni di esami, caldo torrido e ancora nessun compenso": lo sfogo di un commissario alla Maturità accende la protesta dei docenti
Le testimonianze che arrivano quotidianamente dai gruppi Facebook dedicati al mondo della scuola raccontano un crescente senso di amarezza tra gli insegnanti.
Nel gruppo "Gli stipendi degli insegnanti sono una vergogna", un docente che ha svolto il ruolo di commissario interno agli Esami di Stato 2026 ha affidato ai social uno sfogo che sta raccogliendo numerose reazioni:
"Ho svolto il ruolo di commissario interno agli esami di maturità, ancora non ho visto una lira. Diciassette giorni con 35 gradi di caldo, di stanchezza e di grande responsabilità. E poi veniamo trattati così."
Parole che, al di là del linguaggio utilizzato, esprimono il disagio di chi ritiene di non aver ancora ricevuto il compenso spettante per un incarico già concluso.
Gli Esami di Stato sono uno dei momenti più delicati della scuola
Partecipare agli Esami di Stato non significa soltanto essere presenti durante le prove.
Per settimane i commissari sono chiamati a svolgere un'attività intensa e delicata: riunioni preliminari, correzione degli elaborati, predisposizione delle griglie di valutazione, colloqui orali, verbalizzazioni e decisioni che incidono sul futuro scolastico degli studenti.
Si tratta di un incarico che comporta responsabilità professionali elevate e richiede concentrazione, equilibrio e imparzialità.
Quest'anno, inoltre, molte commissioni hanno lavorato in condizioni climatiche particolarmente difficili, con temperature elevate che hanno reso ancora più impegnative giornate già molto lunghe.
Il rispetto passa anche dalla puntualità dei pagamenti
Quando un lavoratore conclude un incarico affidatogli dall'amministrazione, si aspetta legittimamente che il compenso venga corrisposto secondo tempi certi.
L'incertezza sui pagamenti alimenta inevitabilmente frustrazione e sfiducia.
Negli ultimi mesi il personale della scuola ha già dovuto fare i conti con i rinvii relativi agli arretrati contrattuali e con le incertezze sui compensi del Fondo per il Miglioramento dell'Offerta Formativa (FIS).
Se a questo si aggiungono le attese per i compensi degli Esami di Stato, il malcontento rischia di aumentare ulteriormente.
Un malessere che non può essere ignorato
Il commento pubblicato nel gruppo Facebook rappresenta l'esperienza raccontata da un docente, ma le numerose reazioni ricevute mostrano come il tema dei tempi di pagamento sia particolarmente sentito.
La questione non riguarda soltanto l'aspetto economico.
Riguarda soprattutto il riconoscimento del lavoro svolto.
Ogni ritardo percepito come ingiustificato rischia di indebolire il rapporto di fiducia tra il personale scolastico e l'amministrazione.
L'editoriale
La scuola italiana continua a funzionare grazie alla professionalità di migliaia di insegnanti che accettano incarichi aggiuntivi, assumono responsabilità e garantiscono il regolare svolgimento di attività fondamentali come gli Esami di Stato.
Questa disponibilità, però, non può essere data per scontata.
Chi dedica diciassette giorni a una commissione d'esame, affrontando carichi di lavoro elevati, responsabilità istituzionali e condizioni ambientali difficili, si aspetta una sola cosa: essere retribuito nei tempi previsti.
Il rispetto della funzione docente non si misura soltanto con le dichiarazioni pubbliche o con gli elogi rivolti alla scuola nei momenti solenni.
Si misura anche nella capacità dell'amministrazione di riconoscere concretamente il lavoro svolto, garantendo procedure di pagamento tempestive e trasparenti.
Perché ogni compenso che tarda ad arrivare non rappresenta soltanto un problema amministrativo: è un segnale che molti lavoratori vivono come una mancanza di considerazione verso il loro impegno quotidiano.
Prof. Aldo Domenico Ficara
CEO di Regolarità e Trasparenza nella Scuola