Il silenzio sul 2013 è diventato insopportabile: è il momento di pretendere un indennizzo di 200 euro netti al mese
Lettera aperta ai sindacati della scuola
Il silenzio sul 2013 è diventato insopportabile: è il momento di pretendere un indennizzo di 200 euro netti al mese
Alle Organizzazioni Sindacali rappresentative del comparto Istruzione e Ricerca,
sono passati tredici anni.
Tredici anni di promesse, comunicati, tavoli di confronto e rassicurazioni. Tredici anni durante i quali decine di migliaia di docenti e di lavoratori della scuola hanno continuato a subire le conseguenze del mancato riconoscimento dell'anno 2013 ai fini della progressione economica.
Nel frattempo sono cambiati Governi, Ministri dell'Istruzione, Ministri dell'Economia, dirigenti sindacali e contratti collettivi. Una sola cosa è rimasta immutata: l'ingiustizia subita dal personale della scuola.
Il 2013 continua a essere un anno "fantasma", cancellato dalle carriere di migliaia di lavoratori che hanno continuato a svolgere il proprio servizio con professionalità, responsabilità e spirito di sacrificio.
La domanda è inevitabile.
Per quanto tempo ancora i sindacati intendono limitarsi a ricordare il problema senza ottenere una soluzione concreta?
I lavoratori della scuola non hanno bisogno dell'ennesimo comunicato stampa. Non hanno bisogno di slogan. Non hanno bisogno di dichiarazioni di circostanza ogni volta che si apre una trattativa contrattuale.
Hanno bisogno di risultati.
Per questo motivo rivolgo un appello forte a tutte le Organizzazioni Sindacali: abbiate il coraggio di fare del recupero del 2013 una battaglia prioritaria e non una semplice voce dell'agenda sindacale.
Se il recupero giuridico dell'anno 2013 continua a essere considerato impraticabile, allora è arrivato il momento di avanzare una proposta alternativa, seria e politicamente sostenibile.
Chiedete un indennizzo permanente di 200 euro netti al mese per tutti coloro che continuano a subire il danno economico derivante dal mancato recupero del 2013.
Duecento euro netti mensili non cancellano l'ingiustizia, ma rappresentano almeno un riconoscimento concreto di una perdita economica che si trascina da oltre un decennio e che continua a produrre effetti sugli stipendi, sugli scatti di anzianità, sul TFR, sul TFS e perfino sulla pensione futura.
Non stiamo parlando di un privilegio.
Stiamo parlando di un principio elementare di equità.
È difficile spiegare a un insegnante che lavora ogni giorno in aula perché debba continuare a pagare, nel 2026, il prezzo di una scelta adottata nel 2013.
Ancora più difficile è spiegare perché questa vicenda sembri ormai essere uscita dalle priorità del confronto sindacale.
Il personale della scuola ha già dato.
Ha affrontato anni di blocco contrattuale.
Ha garantito il funzionamento della scuola durante la pandemia.
Ha accettato un progressivo impoverimento del proprio potere d'acquisto.
Ha visto aumentare responsabilità, incombenze burocratiche e carichi di lavoro.
Ora basta.
Chi rappresenta i lavoratori ha il dovere morale e politico di trasformare una protesta in una proposta.
Per questo motivo invito tutte le sigle sindacali a presentarsi ai prossimi tavoli di confronto con una richiesta chiara, non negoziabile e comprensibile da tutti:
200 euro netti al mese come indennizzo per il mancato recupero dell'anno 2013.
Non è una provocazione.
È una richiesta di giustizia.
Ogni ulteriore rinvio alimenta soltanto la sfiducia di migliaia di lavoratori che, anno dopo anno, hanno visto allontanarsi la possibilità di ottenere ciò che ritengono un diritto.
I sindacati hanno oggi l'occasione di dimostrare che il 2013 non è una pagina chiusa, ma una ferita ancora aperta.
La storia giudicherà chi avrà avuto il coraggio di combattere questa battaglia fino in fondo e chi, invece, avrà preferito il silenzio.
Prof. Aldo Domenico Ficara
CEO di Regolarità e Trasparenza nella Scuola