Prima gli arretrati, poi nuovi obblighi»: Aldo Domenico Ficara denuncia il rischio di una scuola sommersa dalla burocrazia

 


Mentre migliaia di docenti e lavoratori ATA attendono ancora il pagamento degli arretrati del CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027, il dibattito nel mondo della scuola si sposta sulle novità normative che potrebbero incidere sempre di più sull'organizzazione del lavoro degli insegnanti.

Secondo sindacati, esperti del settore e numerosi docenti, il rischio è che il rinnovo della parte normativa del contratto e l'introduzione di nuovi strumenti digitali comportino un ulteriore incremento degli adempimenti burocratici, senza un corrispondente riconoscimento economico.

L'impressione, condivisa da molti operatori scolastici, è che mentre gli aumenti economici procedono con lentezza e gli arretrati restano ancora in attesa di pagamento, i compiti richiesti al personale continuino ad aumentare.

Più burocrazia, meno tempo per insegnare

L'utilizzo di piattaforme digitali, strumenti basati sull'intelligenza artificiale, nuove procedure di monitoraggio e una crescente richiesta di documentazione amministrativa stanno modificando il lavoro quotidiano degli insegnanti.

Alle attività didattiche si affiancano sempre più frequentemente:

  • compilazione di relazioni e verbali;
  • aggiornamento continuo dei registri elettronici;
  • raccolta e inserimento di dati statistici;
  • partecipazione a monitoraggi e rendicontazioni;
  • formazione obbligatoria sulle nuove tecnologie e sulle innovazioni organizzative.

Per molti docenti il problema non è l'innovazione in sé, ma il fatto che ogni nuova procedura richieda tempo aggiuntivo, spesso sottratto alla preparazione delle lezioni, alla correzione degli elaborati e al rapporto educativo con gli studenti.

Le preoccupazioni del mondo della scuola

Le organizzazioni sindacali hanno più volte evidenziato la necessità di evitare che ogni innovazione tecnologica si traduca automaticamente in nuovi obblighi amministrativi.

L'intelligenza artificiale, le piattaforme digitali e la dematerializzazione dovrebbero semplificare il lavoro, non moltiplicare gli adempimenti.

Molti insegnanti segnalano invece che, nella pratica quotidiana, ogni nuovo strumento finisce spesso per aggiungersi ai precedenti, senza sostituirli realmente.

Aldo Domenico Ficara: «La scuola ha bisogno di meno burocrazia e più didattica»

Sul tema interviene anche il Prof. Aldo Domenico Ficara, giornalista pubblicista e fondatore del network Regolarità e Trasparenza nella Scuola, che da anni segue le principali questioni legate al lavoro del personale scolastico.

Secondo Ficara, il rischio è quello di trasformare progressivamente il docente in un funzionario amministrativo.

«L'insegnante è chiamato ogni giorno a educare, formare e accompagnare gli studenti nel loro percorso di crescita. Se continua ad aumentare il tempo dedicato alla compilazione di documenti, report e procedure burocratiche, inevitabilmente diminuisce quello destinato alla didattica e alla relazione educativa.»

Per Ficara, l'innovazione rappresenta una risorsa solo quando consente di alleggerire il lavoro.

«La tecnologia, compresa l'intelligenza artificiale, deve essere uno strumento al servizio della scuola. Se invece diventa l'ennesima occasione per introdurre nuovi adempimenti, perde la sua funzione e rischia di aggravare ulteriormente il carico di lavoro dei docenti.»

«Non si possono chiedere sempre nuovi compiti senza adeguati riconoscimenti»

Il professore richiama anche il tema della valorizzazione economica della professione docente.

«È difficile chiedere un impegno sempre maggiore agli insegnanti quando gli aumenti stipendiali vengono percepiti come modesti e gli arretrati sono ancora attesi da migliaia di lavoratori. La professionalità dei docenti non può essere data per scontata: va rispettata e valorizzata con scelte concrete.»

Secondo Ficara, il rischio è quello di alimentare un diffuso senso di demotivazione all'interno della categoria.

La scuola del futuro passa dagli insegnanti

Per il fondatore di Regolarità e Trasparenza nella Scuola, qualsiasi riforma dovrebbe partire da un principio semplice: riportare il docente al centro del processo educativo.

«La qualità della scuola non si misura dal numero di moduli compilati, ma dalla qualità dell'insegnamento e dal tempo che ogni docente riesce a dedicare ai propri studenti. Ridurre la burocrazia significa investire davvero nella scuola.»

Il confronto sulla parte normativa del contratto riprenderà nelle prossime settimane. Molti docenti si augurano che le future disposizioni riescano a trovare un equilibrio tra innovazione, semplificazione e tutela della professionalità, evitando di trasformare ogni novità in un ulteriore aggravio di lavoro.