Un anno dopo, una riflessione sul valore del colloquio dell'Esame di Stato: Lettera aperta al Ministro Valditara



 Al Ministro dell'Istruzione e del Merito, Prof. Giuseppe Valditara

Oggetto: Un anno dopo, una riflessione sul valore del colloquio dell'Esame di Stato

Egregio Signor Ministro,

esattamente un anno fa Le scrivevo una lettera aperta nella quale chiedevo di rivedere le regole dell'Esame di Stato, affinché il colloquio orale tornasse ad essere una prova imprescindibile per il conseguimento del diploma, indipendentemente dal punteggio maturato attraverso i crediti scolastici e le prove scritte.

In quella occasione evidenziavo come la maturità non potesse ridursi a una semplice somma di punteggi, ma dovesse rappresentare il momento conclusivo di un percorso formativo nel quale ogni studente fosse chiamato a dimostrare la propria capacità di argomentare, confrontarsi, collegare le conoscenze acquisite e sostenere un dialogo consapevole con la commissione d'esame.

Parte di quella lettera trovò spazio sulle pagine del Corriere della Sera, contribuendo ad alimentare il dibattito nazionale sul significato dell'Esame di Stato.

Oggi, a distanza di un anno, desidero condividere con Lei una riflessione che nasce dall'osservazione di quanto accaduto nell'ultima sessione della Maturità.

Quest'anno nessuno studente ha scelto di rinunciare al colloquio orale.

È un dato che, a mio avviso, merita di essere letto con attenzione.

Nel 2025 alcuni studenti decisero di non sostenere la prova orale come forma di protesta contro un sistema ritenuto eccessivamente incentrato sui voti, sulla competizione e poco capace di valorizzare la crescita personale. Una posizione certamente legittima nel confronto democratico.

Tuttavia, la realtà dei fatti induce oggi a una considerazione.

Quella protesta si svolgeva in un contesto nel quale la normativa consentiva comunque il conseguimento del diploma. In altre parole, la scelta di non presentarsi al colloquio non comportava un rischio concreto per il superamento dell'Esame di Stato.

Se il vero obiettivo fosse stato contestare un modello di valutazione ritenuto sbagliato, sarebbe stato ragionevole attendersi che quella forma di dissenso trovasse continuità anche quest'anno. Invece ciò non è accaduto.

Questo porta a ritenere che la protesta dello scorso anno fosse resa possibile proprio dall'assenza di conseguenze effettive per chi vi aderiva.

Ogni manifestazione di dissenso civile merita rispetto, ma acquista particolare forza quando chi la promuove è disposto ad assumersi le responsabilità e le conseguenze delle proprie scelte. Diversamente, il rischio è che il gesto perda parte del suo significato simbolico e della sua efficacia.

Resto convinto che il colloquio orale rappresenti uno dei momenti più significativi dell'intero percorso scolastico. Non è soltanto una verifica delle conoscenze, ma un'occasione per dimostrare capacità argomentative, spirito critico, autonomia di giudizio e maturità personale: competenze che costituiscono il cuore della formazione di un giovane cittadino.

Per questo motivo desidero rinnovare il mio apprezzamento per una visione dell'Esame di Stato che restituisca piena centralità al colloquio orale, quale componente essenziale e irrinunciabile della valutazione finale.

Con osservanza.

Ing. Aldo Domenico Ficara
Docente di Elettrotecnica
Fondatore del blog Regolarità e Trasparenza nella Scuola