40 ore + 40 ore non significa 80 ore da riempire a tutti i costi: come utilizzare il monte ore degli organi collegiali
All'inizio di ogni anno scolastico, con la predisposizione del Piano annuale delle attività, torna al centro dell'attenzione una questione che riguarda direttamente tutti i docenti: come devono essere utilizzate le ore destinate alle attività funzionali all'insegnamento e agli organi collegiali?
Il principio dal quale partire è semplice, ma spesso rischia di essere interpretato in modo distorto: 40 ore + 40 ore non significa automaticamente 80 ore di riunioni da programmare e riempire a tutti i costi.
Il monte ore previsto dal contratto rappresenta infatti il quadro di riferimento entro il quale organizzare le attività collegiali. Non dovrebbe trasformarsi in una sorta di obbligo per la scuola di convocare riunioni fino al raggiungimento matematico di tutte le ore disponibili.
Le due diverse tipologie di attività collegiali
Il contratto distingue sostanzialmente due grandi ambiti.
Da una parte ci sono le attività collegiali che riguardano la partecipazione al Collegio dei docenti, alle attività di programmazione e verifica di inizio e fine anno e alle altre attività collegiali previste.
Dall'altra parte ci sono le attività relative ai consigli di classe, interclasse e intersezione, comprese le attività connesse agli incontri con le famiglie.
Per ciascuno di questi ambiti è previsto un monte ore fino a 40 ore annuali.
Da qui nasce il famoso schema delle 40 ore + 40 ore.
Ma sarebbe sbagliato interpretarlo come se ogni docente dovesse necessariamente svolgere, in ogni caso, esattamente 80 ore di riunioni.
Un limite massimo, non un calendario da riempire
Il punto centrale è proprio questo: le attività devono essere programmate in funzione delle reali esigenze della scuola.
Se, per esempio, per le attività del Collegio dei docenti, dei dipartimenti e delle altre riunioni previste sono sufficienti 28, 32 o 35 ore, non appare ragionevole inventare ulteriori incontri esclusivamente per arrivare a 40.
Lo stesso ragionamento vale per consigli di classe, interclasse o intersezione.
La scuola deve certamente garantire il corretto funzionamento degli organi collegiali, ma dovrebbe anche evitare una proliferazione di convocazioni prive di una concreta necessità.
Il monte ore non dovrebbe essere un obiettivo da raggiungere, ma un limite entro il quale organizzare le attività.
Attenzione al Piano annuale delle attività
Un ruolo fondamentale viene svolto dal Piano annuale delle attività, predisposto all'inizio dell'anno scolastico.
È proprio in questa fase che il Collegio dei docenti deve avere la possibilità di valutare la distribuzione degli impegni, verificando il numero delle riunioni previste, la loro durata e il carico complessivo richiesto ai docenti.
Una programmazione corretta dovrebbe evitare, per quanto possibile, sia gli eccessi sia le convocazioni ripetitive.
Non è necessario organizzare una riunione soltanto perché ci sono ancora ore disponibili.
La domanda dovrebbe essere un'altra: quella riunione è davvero necessaria per il funzionamento della scuola?
80 ore non significano disponibilità illimitata
Il problema diventa ancora più delicato per i docenti che insegnano in più classi o che sono impegnati in diverse articolazioni dell'istituzione scolastica.
In questi casi la moltiplicazione dei consigli e degli incontri può determinare un carico molto superiore alle ore previste.
Proprio per questo il Piano annuale delle attività non può essere considerato un semplice calendario burocratico. Deve essere uno strumento di programmazione che tenga conto dell'effettiva sostenibilità degli impegni.
Non si può ragionare secondo la logica: “abbiamo 40 ore da una parte e 40 dall'altra, quindi dobbiamo necessariamente utilizzarle tutte”.
Le 40 + 40 ore rappresentano un quadro massimo di riferimento per specifiche tipologie di attività. Non sono un serbatoio di tempo da svuotare entro il 30 giugno.
Meno riunioni inutili, più collegialità efficace
La scuola ha bisogno di organi collegiali efficienti, non di calendari sovraccarichi.
Una riunione dovrebbe essere convocata quando esiste un ordine del giorno concreto, quando devono essere prese decisioni, quando occorre programmare, verificare o affrontare problemi reali.
Al contrario, riunioni eccessivamente lunghe o ripetitive rischiano di produrre l'effetto opposto: stanchezza, demotivazione e una partecipazione sempre meno efficace.
Il tempo del docente è una risorsa professionale preziosa. Utilizzarlo bene significa migliorare anche la qualità del lavoro collegiale.
La vera questione: programmare secondo le necessità
La corretta impostazione dovrebbe quindi essere molto chiara.
Prima si individuano le attività realmente necessarie per garantire il funzionamento della scuola. Successivamente si costruisce il Piano annuale delle attività, verificando che gli impegni rientrino nei limiti previsti dal contratto.
Non dovrebbe avvenire il contrario.
Non si parte da 80 ore disponibili per chiedersi come riempirle. Si parte dalle necessità della scuola e si organizzano gli impegni nel rispetto dei limiti contrattuali.
Ed è proprio qui che occorre evitare equivoci.
40 ore + 40 ore non significa 80 ore da riempire a tutti i costi.
Significa che esistono specifici limiti per differenti tipologie di attività funzionali all'insegnamento. La scuola deve utilizzare queste ore quando sono realmente necessarie, programmando gli impegni in modo trasparente, razionale e sostenibile.
Perché una scuola più efficiente non è quella che fa più riunioni.
È quella che riesce a fare le riunioni necessarie, nel tempo necessario, per raggiungere risultati concreti.