Aumenti in busta paga, ma il caro benzina li divora: per gli insegnanti andare al lavoro costa sempre di più
Gli aumenti stipendiali sulla carta ci sono, ma nella vita quotidiana molti insegnanti continuano a percepire soprattutto l'aumento delle spese. E tra queste il costo del carburante rappresenta una delle voci più pesanti per chi ogni giorno deve percorrere decine di chilometri per raggiungere la scuola.
Il prezzo medio self service ha raggiunto 2,002 euro al litro per la benzina e 2,116 euro per il diesel. In autostrada i valori salgono ulteriormente, arrivando rispettivamente a 2,077 euro e 2,186 euro al litro.
Numeri che si trasformano rapidamente in una spesa concreta per le famiglie.
Un pieno supera ormai i 100 euro
Con questi prezzi, un'automobile con un serbatoio da 50 litri richiede circa 100 euro per un pieno di benzina e oltre 105 euro per un pieno di diesel.
Per chi utilizza l'auto occasionalmente si tratta di una spesa importante, ma ancora gestibile. La situazione cambia radicalmente per chi, invece, è costretto a utilizzare la macchina ogni giorno per andare al lavoro.
È il caso di molti docenti che lavorano lontano da casa, soprattutto nelle realtà territoriali dove i collegamenti ferroviari o gli autobus non sono sufficienti a garantire spostamenti quotidiani compatibili con gli orari scolastici.
Quaranta o cinquanta chilometri ogni giorno
Un insegnante che percorre quotidianamente 40 o 50 chilometri complessivi tra andata e ritorno deve mettere in conto un consumo di carburante significativo nel corso del mese.
La distanza, moltiplicata per le giornate di servizio, trasforma il tragitto casa-scuola in una vera e propria voce del bilancio familiare.
E non bisogna considerare soltanto il carburante. All'aumento del costo della benzina o del diesel si aggiungono manutenzione dell'automobile, pneumatici, assicurazione, parcheggi e usura del veicolo.
In altre parole, il costo reale del pendolarismo è molto più alto di quello che appare semplicemente guardando il prezzo alla pompa.
Gli aumenti dello stipendio e la sensazione del portafoglio
È proprio qui che emerge il paradosso denunciato da molti lavoratori della scuola: gli aumenti stipendiali vengono annunciati e calcolati in termini lordi, mentre gli aumenti delle spese quotidiane vengono percepiti immediatamente e direttamente dal portafoglio.
Una cosa è leggere sul cedolino un incremento della retribuzione lorda. Un'altra è fare rifornimento e vedere che per riempire il serbatoio servono oltre 100 euro.
Il risultato è una sensazione sempre più diffusa: gli aumenti dello stipendio non si percepiscono, il caro benzina invece sì.
Non significa necessariamente che gli aumenti contrattuali siano inesistenti o privi di valore. Significa però che il loro effetto sul potere d'acquisto deve essere valutato alla luce dell'insieme delle spese che un lavoratore deve sostenere.
Il problema dei docenti fuori sede
Per gli insegnanti la questione assume una particolare rilevanza perché la mobilità professionale può portare a lavorare anche a molti chilometri dalla propria abitazione.
Non tutti hanno la possibilità di scegliere una scuola vicina a casa e non tutti dispongono di un sistema di trasporto pubblico efficiente.
Così l'automobile diventa, di fatto, uno strumento necessario per poter svolgere il proprio lavoro.
Quando il costo del carburante aumenta, quindi, non aumenta semplicemente il costo di una libera scelta personale: per molti docenti aumenta il costo necessario per raggiungere il posto di lavoro.
Lo stipendio deve essere valutato anche in termini di potere d'acquisto
La questione degli stipendi degli insegnanti non può essere affrontata soltanto guardando alla cifra indicata nel cedolino.
Il vero parametro dovrebbe essere anche il potere d'acquisto della retribuzione, cioè quanto rimane effettivamente a disposizione del lavoratore dopo aver sostenuto le spese necessarie.
E per un docente pendolare il carburante può rappresentare una voce tutt'altro che marginale.
La domanda, allora, diventa inevitabile: quanto dell'aumento salariale rimane realmente nelle tasche di un insegnante quando una parte significativa dello stipendio viene assorbita dai costi necessari per raggiungere ogni giorno la scuola?
Il caro benzina riapre il dibattito sugli stipendi
Il tema del carburante si intreccia quindi con quello, più generale, della retribuzione del personale scolastico.
Gli insegnanti chiedono aumenti che non siano soltanto nominali, ma che producano un effettivo miglioramento delle condizioni economiche.
Perché tra inflazione, carburante, bollette, assicurazioni e costo della vita, il rischio è che una parte degli aumenti ottenuti venga rapidamente riassorbita dalle spese quotidiane.
Gli aumenti stipendiali possono anche essere scritti sul cedolino. Ma quando arriva il momento di fare il pieno, è il prezzo alla pompa a presentare il conto.