Dignità stipendiale degli insegnanti, Ficara: “Un flash mob per trasformare il malcontento in una richiesta concreta di rispetto”
La questione degli stipendi degli insegnanti torna al centro del dibattito. Dopo il rinnovo contrattuale, gli aumenti e gli arretrati del 2026, rimane aperta una domanda di fondo: la retribuzione del personale docente è adeguata alla responsabilità sociale e professionale che la scuola affida agli insegnanti?
È proprio su questo interrogativo che Aldo Domenico Ficara, CEO di Regolarità e Trasparenza nella Scuola, intende aprire una nuova fase di mobilitazione, valutando l'organizzazione di un flash mob nazionale dedicato alla dignità stipendiale degli insegnanti ( anche per il mancato riconoscimento del 2013 ).
L'iniziativa nasce dall'idea di trasformare il malcontento, spesso espresso attraverso i social network e i gruppi dedicati alla scuola, in una manifestazione pubblica, pacifica e simbolica.
Negli ultimi mesi RTS ha mantenuto alta l'attenzione sul tema delle retribuzioni, sottolineando la necessità di distinguere tra aumento lordo, arretrati e importo netto effettivamente percepito.
Non soltanto una protesta sugli stipendi
L'eventuale flash mob non avrebbe come unico obiettivo la richiesta di una cifra precisa in busta paga.
Il concetto di dignità stipendiale vuole infatti mettere al centro il rapporto tra responsabilità, professionalità e retribuzione.
L'insegnante non svolge soltanto ore di lezione. La professione comprende progettazione didattica, valutazione, formazione, attività collegiali, rapporti con le famiglie, gestione delle problematiche educative e responsabilità connesse alla funzione docente.
Per questo, secondo la prospettiva di RTS, la discussione sullo stipendio dovrebbe superare la semplice contrapposizione tra “lordo” e “netto” e interrogarsi sul valore economico complessivo della professione docente.
Ficara: “La dignità professionale deve avere anche una dimensione economica”
Secondo Aldo Domenico Ficara:
“Un insegnante non può essere considerato professionalmente indispensabile quando entra in classe e economicamente marginale quando riceve lo stipendio. La dignità professionale deve avere anche una dimensione economica. Per questo stiamo valutando un flash mob che sia soprattutto un momento di consapevolezza e di partecipazione.”
L'obiettivo, dunque, sarebbe quello di portare nello spazio pubblico una questione che normalmente rimane confinata alle buste paga e alle discussioni sui social.
Dal cedolino alla piazza
Il punto di partenza è il cedolino.
In questi mesi RTS ha insistito sulla necessità di leggere correttamente le diverse componenti della retribuzione, evitando di confondere gli aumenti contrattuali lordi con il maggiore importo netto effettivamente disponibile. Anche le tabelle pubblicate da RTS vengono presentate come strumenti per comprendere l'evoluzione della retribuzione, non come garanzia di un identico netto per tutti i lavoratori.
Il flash mob rappresenterebbe invece il passaggio successivo: dal dato individuale alla dimensione collettiva.
Dalla domanda “quanto prendo?” alla domanda “quanto vale il mio lavoro?”
Una mobilitazione senza contrapposizioni
L'idea, nelle intenzioni di RTS, sarebbe quella di costruire una manifestazione pacifica, apartitica e aperta a tutti gli insegnanti, senza trasformarla in uno scontro tra lavoratori e istituzioni.
Il messaggio dovrebbe essere semplice: investire nella scuola significa anche riconoscere economicamente chi ogni giorno garantisce il funzionamento del sistema educativo.
Secondo Aldo Domenico Ficara:
“Non vogliamo organizzare una manifestazione contro qualcuno. Vogliamo organizzare una manifestazione per qualcosa: per la scuola, per gli insegnanti e per il riconoscimento concreto del loro lavoro. Il flash mob deve essere un momento civile, visibile e partecipato, nel quale migliaia di docenti possano dire insieme che la dignità professionale non può essere separata dalla dignità stipendiale.”
Un tema che riguarda anche il futuro della scuola
La questione retributiva non riguarda soltanto gli insegnanti oggi in servizio.
Uno stipendio percepito come insufficiente può incidere anche sull'attrattività della professione, sulla capacità di trattenere personale qualificato e sulla percezione sociale del ruolo docente.
Per questo RTS considera la discussione sugli stipendi come una componente di una riflessione più ampia sul futuro della scuola italiana.
Il rinnovo contrattuale ha rappresentato un passaggio importante, ma Ficara ha già sostenuto che gli aumenti non dovrebbero essere considerati il punto conclusivo del dibattito sulla retribuzione del personale dell'Istruzione.
“Non chiediamo privilegi, chiediamo riconoscimento”
Ancora una dichiarazione di Aldo Domenico Ficara:
“La nostra non vuole essere una richiesta di privilegi. Gli insegnanti chiedono semplicemente che il valore della loro professionalità venga riconosciuto anche attraverso una politica salariale adeguata. Se una società afferma che l'istruzione è una priorità, questa priorità deve essere visibile anche negli stipendi di chi lavora nella scuola.”
Il possibile appuntamento
Il progetto del flash mob è ora nella fase di elaborazione. L'eventuale iniziativa potrebbe essere accompagnata da una campagna informativa attraverso il canale WhatsApp di Regolarità e Trasparenza nella Scuola e attraverso le comunità social che seguono quotidianamente il dibattito sulla scuola e sulle retribuzioni.
L'obiettivo sarebbe quello di costruire progressivamente una partecipazione ampia, evitando improvvisazioni e definendo con chiarezza luogo, data, modalità di partecipazione e messaggio della manifestazione.
Il flash mob potrebbe diventare così non soltanto una protesta simbolica, ma l'inizio di una discussione più ampia sulla necessità di riportare la dignità stipendiale degli insegnanti al centro dell'agenda della scuola italiana.