Il docente trasformato in un «tuttofare»: la riflessione del prof. Aldo Domenico Ficara

 


L'insegnante è ancora il centro della scuola oppure è diventato una sorta di “tuttofare” schiacciato dalla burocrazia? È da questa domanda che parte la riflessione del prof. Aldo Domenico Ficara, che torna sul tema dell'autorevolezza dei docenti prendendo spunto dalle considerazioni espresse da Ernesto Galli della Loggia nel suo editoriale «Bullismo e aggressioni, così abbiamo permesso l'irrilevanza degli insegnanti». L'editoriale, pubblicato nel 2018, individuava nella progressiva perdita di centralità della figura docente una delle chiavi di lettura del problema delle aggressioni a scuola.

Secondo Ficara, quella riflessione, pur risalendo a diversi anni fa, continua a descrivere una parte significativa della realtà quotidiana della scuola italiana.

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Il docente schiacciato dagli adempimenti

«Quando un insegnante è costretto a dedicare una parte sempre maggiore del proprio tempo a riunioni, verbali, relazioni, questionari, progettazioni e adempimenti – osserva Ficara – il rischio è che perda progressivamente il contatto con quella che dovrebbe essere la sua funzione principale: insegnare».

Il problema, precisa il docente, non è la burocrazia in quanto tale. Una scuola complessa ha bisogno di organizzazione, documentazione e coordinamento.

Il punto è un altro: quando gli adempimenti diventano così numerosi da sottrarre energie alla didattica e alla relazione educativa, qualcosa nel sistema smette di funzionare.

L'insegnante rischia così di essere valutato e percepito più per la capacità di produrre documenti che per quella di costruire una relazione educativa efficace con i propri studenti.

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«Abbiamo trasformato il docente in un professionista del modulo»

È questa, secondo Ficara, una delle contraddizioni più evidenti della scuola contemporanea.

«Abbiamo bisogno di insegnanti sempre più preparati, ma contemporaneamente li sottoponiamo a un sistema nel quale una quantità enorme di tempo professionale viene assorbita dalla documentazione».

Il rischio è quello di trasformare il docente in un professionista del modulo, della piattaforma e della relazione da compilare, mentre diminuisce il tempo realmente disponibile per preparare le lezioni, studiare, confrontarsi con gli studenti e costruire percorsi didattici personalizzati.

«Se continuiamo ad aggiungere compiti senza eliminare quelli diventati inutili – sottolinea Ficara – non stiamo aumentando la qualità della scuola. Stiamo semplicemente aumentando il carico di lavoro degli insegnanti».

L'autorevolezza non nasce da una circolare

Un altro punto centrale della riflessione riguarda l'autorevolezza.

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Secondo Ficara, l'autorità del docente non può essere costruita attraverso circolari, regolamenti o disposizioni amministrative.

«L'autorevolezza di un insegnante nasce dalla competenza, dalla preparazione, dalla capacità di stare davanti a una classe e dalla qualità della relazione educativa. Non può essere semplicemente attribuita per decreto».

Ed è proprio qui che la questione della burocrazia si collega a quella del bullismo e delle aggressioni.

Un docente che percepisce di essere continuamente messo in discussione, che deve rispondere a una molteplicità di soggetti e che spesso si trova a gestire conflitti con studenti e famiglie senza sentirsi adeguatamente sostenuto, può vedere indebolita la propria posizione educativa.

Stipendi bassi e riconoscimento sociale

Per Ficara esiste poi un'altra questione che non può essere ignorata: il riconoscimento economico della professione.

«Non possiamo chiedere agli insegnanti di essere sempre più qualificati, aggiornati e responsabili e poi continuare a considerarli economicamente una categoria da comprimere».

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La questione dello stipendio, quindi, non sarebbe soltanto economica.

Una retribuzione percepita come inadeguata comunica anche un messaggio sociale sul valore attribuito a quella professione.

E questo diventa particolarmente significativo quando si parla di insegnanti: sono loro a formare le competenze delle generazioni che entreranno nel mondo del lavoro e nella società.

Famiglie e docenti: serve un nuovo equilibrio

Ficara richiama anche il rapporto tra scuola e famiglia.

«La collaborazione con le famiglie è indispensabile. Ma collaborazione non significa delegittimazione del docente».

Il problema nasce quando ogni decisione dell'insegnante viene sottoposta a una sorta di giudizio esterno permanente, soprattutto quando una famiglia tende a considerare il proprio figlio sempre e comunque dalla parte della ragione.

In questi casi, secondo Ficara, il rischio è quello di svuotare progressivamente la funzione educativa dell'insegnante.

«Un ragazzo deve sapere che l'insegnante rappresenta un'autorità educativa. Se questa autorità viene sistematicamente delegittimata davanti agli studenti, diventa molto più difficile costruire una relazione educativa efficace».

Il paradosso della scuola italiana

La riflessione porta quindi a un paradosso.

Da una parte alla scuola vengono affidate sempre più funzioni: inclusione, orientamento, educazione civica, prevenzione del disagio, contrasto al bullismo, alfabetizzazione digitale, educazione alla sicurezza e molto altro.

Dall'altra, secondo Ficara, si rischia di non mettere l'insegnante nelle condizioni materiali e professionali necessarie per svolgere tutte queste funzioni.

«Se al docente chiediamo di fare sempre più cose – osserva – dobbiamo anche chiederci quali attività possiamo eliminare, quali possiamo semplificare e quali devono essere realmente riconosciute».

Restituire centralità all'insegnamento

Per il prof. Aldo Domenico Ficara la soluzione non può essere semplicemente quella di introdurre nuovi obblighi o nuove procedure.

Occorre invece ripartire dal mestiere dell'insegnante.

Meno burocrazia inutile.
Più tempo per la didattica.
Maggiore riconoscimento economico.
Più tutela nei confronti delle aggressioni.
Un rapporto più equilibrato con le famiglie.
Maggiore rispetto sociale per la professione.

Sono questi, secondo Ficara, alcuni degli elementi necessari per ricostruire l'autorevolezza perduta.

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«Il docente deve tornare al centro»

La questione, in definitiva, non riguarda soltanto il numero di riunioni o di documenti prodotti durante un anno scolastico.

Riguarda l'identità stessa della professione docente.

«Se l'insegnante perde il tempo per insegnare, perde progressivamente anche il senso del proprio ruolo», riflette Ficara.

Ed è proprio qui che la denuncia di Galli della Loggia conserva una sua attualità: la perdita di autorevolezza del docente non può essere affrontata soltanto intervenendo sugli studenti che manifestano comportamenti aggressivi. Occorre interrogarsi anche sulle condizioni nelle quali l'insegnante è chiamato quotidianamente a lavorare.

La scuola, secondo Ficara, dovrebbe dunque compiere una scelta precisa:

rimettere l'insegnante al centro, liberandolo da tutto ciò che non è realmente funzionale alla sua missione educativa.

Perché una scuola può avere piattaforme, progetti, procedure e una burocrazia perfettamente organizzata.

Ma se il docente non ha più il tempo, l'autorevolezza e il riconoscimento necessari per insegnare, il rischio è avere una scuola sempre più organizzata e, nello stesso tempo, sempre più lontana dalla sua funzione fondamentale.