Il Governo ha già stanziato i soldi per il CCNL 2028-2030: ma gli insegnanti temono che gli aumenti vengano ripresi dal Fisco
Il prossimo rinnovo contrattuale del pubblico impiego parte, almeno sulla carta, con una novità importante: le risorse per il CCNL 2028-2030 sono già state programmate.
La Legge di Bilancio 2025, infatti, non si è limitata a finanziare il rinnovo relativo al triennio 2025-2027, ma ha previsto anche stanziamenti destinati alla futura contrattazione collettiva nazionale.
Le somme indicate dall'articolo 1, comma 131, della Legge 207/2024 ammontano a:
- 1,954 miliardi di euro per il 2028;
- 4,027 miliardi di euro per il 2029;
- 6,112 miliardi di euro annui dal 2030.
Si tratta di una programmazione finanziaria che arriva con largo anticipo rispetto all'apertura del prossimo ciclo contrattuale. L'obiettivo è evidente: evitare che il rinnovo dei contratti pubblici arrivi ancora una volta dopo anni di attesa, con lavoratori costretti a rincorrere un'inflazione che nel frattempo ha eroso il potere d'acquisto degli stipendi.
Una novità che dovrebbe rassicurare il personale della scuola
Per docenti e ATA il dato è certamente significativo.
La previsione anticipata delle risorse consente infatti di guardare al prossimo rinnovo con maggiore certezza rispetto al passato. Non si dovrebbe partire da zero, almeno sotto il profilo della copertura finanziaria.
Ma avere stanziamenti già previsti non significa automaticamente recuperare il potere d'acquisto perduto.
Ed è proprio su questo punto che si concentra lo scetticismo di una parte del personale scolastico.
Gli insegnanti hanno ormai imparato a guardare non soltanto all'aumento riportato nelle tabelle del contratto, ma soprattutto a quanto rimane realmente nelle loro tasche.
Il problema non è soltanto quanto aumenta lo stipendio
Il ragionamento che circola tra i lavoratori della scuola è semplice: se da una parte lo Stato concede un aumento contrattuale e dall'altra interviene sul sistema fiscale, sulle detrazioni o sugli altri meccanismi che determinano il reddito netto, quanto dell'aumento rimane effettivamente al lavoratore?
È questa la domanda che alimenta la diffidenza.
Un aumento lordo non coincide necessariamente con un aumento equivalente del netto. L'incremento della retribuzione può infatti modificare il peso dell'IRPEF e incidere sulle detrazioni spettanti al lavoratore.
Per questo, nella percezione degli insegnanti, il rischio è quello di trovarsi davanti a una sorta di “partita di giro”: da una parte arrivano gli aumenti contrattuali, dall'altra il sistema fiscale può assorbirne una parte.
Naturalmente si tratta di dinamiche diverse e non necessariamente riconducibili a una volontà di “riprendersi” gli aumenti. Ma la percezione economica del lavoratore è determinata dal netto disponibile, non dal lordo indicato nel contratto.
La vera sfida sarà recuperare il potere d'acquisto
Per il personale della scuola, quindi, il prossimo CCNL 2028-2030 non dovrebbe essere valutato soltanto sulla base dei miliardi stanziati.
La domanda fondamentale sarà un'altra:
quanto aumenterà realmente il potere d'acquisto di un insegnante?
Perché se nel frattempo il costo della vita continuerà a crescere, un aumento nominale potrebbe non rappresentare un vero miglioramento delle condizioni economiche.
È il motivo per cui il tema dell'inflazione rimane centrale. Recuperare il potere d'acquisto significa fare in modo che la crescita delle retribuzioni non venga continuamente superata dalla crescita dei prezzi.
E per un insegnante questo significa poter acquistare, con lo stipendio, una quantità di beni e servizi almeno paragonabile a quella che poteva permettersi negli anni precedenti.
Gli insegnanti vogliono vedere il risultato sul cedolino
La programmazione delle risorse per il 2028-2030 rappresenta dunque una buona notizia, ma non basta.
Il personale della scuola sembra chiedere soprattutto trasparenza sul risultato finale: quanto viene stanziato, quanto viene riconosciuto con il contratto, quanto viene tassato e, soprattutto, quanto resta effettivamente disponibile.
Perché è sul cedolino che il lavoratore misura concretamente il valore di un rinnovo contrattuale.
La questione, quindi, non è soltanto se il Governo abbia già messo a bilancio i soldi per il prossimo contratto. La questione è se quelle risorse saranno sufficienti a restituire agli insegnanti una parte significativa del potere d'acquisto perso.
Il CCNL 2028-2030 parte con una certezza che in passato mancava: le risorse sono già state programmate.
Ora resta da capire se, quando arriverà il momento, quei miliardi si tradurranno in un vero recupero salariale oppure in aumenti che rischiano di essere in parte neutralizzati dall'inflazione e dalla fiscalità.
È su questo terreno che si giocherà la credibilità del prossimo rinnovo contrattuale.
Per gli insegnanti, infatti, non sarà sufficiente sentir parlare di miliardi stanziati: vorranno vedere il loro valore trasformato in potere d'acquisto reale.