Il Paradosso dei Docenti Social: Gridano allo "Sciopero ad Oltranza" ma si Arrendono Davanti a un Clic su WhatsApp



Il Paradosso dei Docenti Social: Gridano allo "Sciopero ad Oltranza" ma si Arrendono Davanti a un Clic su WhatsApp

di Prof. Aldo Domenico Ficara

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Nel grande teatro virtuale dei social network, il comparto scuola offre quotidianamente uno spettacolo singolare. Basta scorrere i commenti sotto le notizie riguardanti l’imminente emissione degli arretrati dell’11 agosto — regolarmente fagocitati da tassazioni selvagge e conguagli fiscali — per veder divampare la rabbia. Centinaia di docenti, esasperati da stipendi che non coprono più il costo della vita, invocano a gran voce le soluzioni più radicali: "Sciopero ad oltranza!", "Blocchiamo l’inizio dell'anno scolastico!", "Scendiamo tutti in piazza!".
Proclami bellicosi, scritti rigorosamente in lettere maiuscole, che raccolgono migliaia di "Mi piace" e condivisioni distratte. Poi, però, accade l’incomprensibile.
Quando si passa dalle parole ai fatti, quando si offre a questa stessa platea uno strumento operativo gratuito, immediato e protetto dall'anonimato per mappare il malcontento e organizzare una difesa coordinata della dignità stipendiale, la rivoluzione si arena. Di fronte all'invito a iscriversi a un canale WhatsApp tecnico e indipendente per partecipare a un sondaggio nazionale sulle forme di protesta legittima, una fetta di questi "rivoluzionari da tastiera" si blocca.
"Non si apre il link", "Mi dà pagina bianca", "Io non mi iscrivo perché ho paura per la privacy". Le barricate virtuali crollano miseramente davanti a un banale ostacolo tecnologico o a una pigrizia digitale imbarazzante.
Siamo di fronte a un paradosso grottesco: pretendiamo di piegare l'amministrazione ministeriale con scioperi epocali, ma non siamo in grado di cliccare su un tasto o di seguire tre istruzioni in croce per aggirare la censura degli algoritmi di Facebook (che penalizzano sistematicamente i link esterni per non far circolare l'informazione).
Vogliamo combattere una guerra burocratica complessa muovendoci come analfabeti digitali.
La difesa dei nostri diritti economici e del salario accessorio — come il recupero della RPD illegittimamente sottratta ai supplenti brevi — non si fa con i post di sfogo sui gruppi. Si fa unendosi in centri studi solidi, capaci di muoversi compatti. Più di 320 colleghi intelligenti e pragmatici hanno già capito la strategia, hanno superato le barriere digitali e stanno votando sul canale ufficiale RTS per decidere la linea da tenere dopo l'11 agosto.
Gli altri continuino pure a gridare allo sciopero ad oltranza nei commenti, sperando che l'algoritmo di Zuckerberg o i palazzi del potere si spaventino per i loro sfoghi. La trasparenza e la dignità camminano sulle gambe di chi agisce, non di chi si lamenta.