Nuovo anno scolastico, una docente: «Non sono rassegnata, sono sempre stata in prima linea»

 


Il nuovo anno scolastico si avvicina e, sui social, cresce il confronto tra i lavoratori della scuola sulle condizioni della professione, sulla perdita di dignità percepita da molti docenti e sulle prospettive per il futuro.

Nel gruppo Facebook “Ridateci il 2013 e uno stipendio a livello europeo”, una docente ha affidato a un lungo intervento una riflessione particolarmente netta sul proprio percorso professionale e sul rapporto con una scuola che, a suo giudizio, è profondamente cambiata nel corso degli anni.

«Ho visto e vissuto tutte le trasformazioni della scuola»

La docente rivendica innanzitutto una lunga esperienza nel mondo dell'istruzione.

«Ci sono dentro da molto, molto tempo, tanto da vedere e vivere tutte le sue trasformazioni», scrive, utilizzando anche una citazione cinematografica per descrivere ciò che ha visto nel corso della propria carriera.

Un'esperienza che, secondo il suo racconto, le ha permesso di conoscere direttamente le trasformazioni organizzative, professionali e relazionali della scuola italiana.

«Sono sempre stata in prima linea»

Uno dei passaggi centrali riguarda il rifiuto dell'idea di una docente rassegnata.

Al contrario, la lavoratrice si descrive come una persona che ha sempre scelto di stare «in prima linea», rivendicando un percorso professionale caratterizzato da autonomia e assenza di compromessi.

«Sono sempre stata in prima linea, orgogliosamente senza compromessi e figure da lacché», afferma.

Una posizione che viene collegata anche alla difesa della propria dignità professionale e alla scelta di non adattarsi alle dinamiche di potere che, secondo la sua esperienza, possono svilupparsi all'interno delle istituzioni scolastiche.

La critica alle dinamiche di potere

Nel suo intervento emerge una critica molto dura verso alcune dinamiche presenti nella scuola.

La docente racconta di aver assistito a numerose situazioni nelle quali la dignità professionale dei lavoratori sarebbe stata messa in discussione, lamentando anche una carenza di solidarietà tra colleghi.

Nel mirino finiscono quei comportamenti che, secondo la sua esperienza, portano alcuni lavoratori a privilegiare la vicinanza a chi esercita il potere piuttosto che la solidarietà nei confronti dei colleghi che si trovano in difficoltà.

Il riferimento al mobbing

Un altro tema affrontato è quello dei colleghi che, a suo giudizio, sarebbero stati ingiustamente sviliti o sottoposti a situazioni di mobbing.

La docente sottolinea l'importanza di assumersi la responsabilità di sostenere i colleghi e, quando necessario, di testimoniare a loro favore.

È una riflessione che porta il discorso oltre la semplice protesta salariale e investe direttamente il tema della dignità del lavoro nella scuola.

«Delle elemosine e miserie dell'attuale scuola non me ne faccio nulla»

Particolarmente critica è la valutazione dell'attuale sistema scolastico.

La docente afferma di aver conosciuto «un'altra scuola» e di non essere interessata alle dinamiche legate alla ricerca di piccoli incarichi o progetti scarsamente remunerati.

«Faccio il mio lavoro al meglio senza svendermi per quattro soldi», sostiene, rivendicando una concezione del lavoro docente fondata soprattutto sulla professionalità, sulla dignità e sulla libertà di scelta.

Una riflessione sul significato di essere docenti oggi

Il lungo intervento rappresenta, dunque, una posizione precisa all'interno del dibattito che attraversa la scuola italiana.

La docente non nasconde la propria critica verso l'attuale situazione, ma distingue nettamente la delusione dalla rassegnazione.

Il messaggio che emerge è quello di una lavoratrice che, pur avendo assistito a profonde trasformazioni e a ciò che considera un impoverimento della professione, continua a rivendicare il proprio ruolo e la propria autonomia.

La conclusione richiama infine un principio della tradizione giuridica romana: “absit iniuria verbis”, vale a dire che dalle parole sia bandita ogni offesa.

Un richiamo che, nel contesto del dibattito sulla scuola, può essere letto come un invito a confrontarsi anche duramente sulle idee e sulle condizioni di lavoro, senza trasformare il confronto in giudizi personali privi di conoscenza diretta dei fatti e delle persone.