Protesta delle gite, la testimonianza di Jacopo: «In Alto Adige il disagio è nato anche dal problema economico»

 


La protesta contro le gite scolastiche assume contorni diversi a seconda dei territori, ma in Alto Adige, secondo la testimonianza di un docente, alla base della mobilitazione ci sarebbe anche una questione economica che riguarda direttamente il personale della scuola.

A raccontarlo è Jacopo, docente che lavora in Alto Adige, intervenuto nel dibattito sulla protesta legata ai viaggi di istruzione nel gruppo FB di RTS " Gli stipendi degli insegnanti sono una vergogna ".

«Il disagio si è creato quando siamo andati a toccare interessi economici esterni»

Secondo Jacopo, la protesta avrebbe assunto particolare forza nel momento in cui le decisioni dei docenti hanno iniziato a incidere su un sistema economico che ruota attorno ai viaggi scolastici.

«Il disagio si è creato perché siamo andati a toccare interessi economici esterni come quelli delle agenzie turistiche e dei pullman che organizzano viaggi più quelli di tutte le associazioni esterne».

Il docente sottolinea quindi come, oltre alla dimensione strettamente scolastica, esista un indotto economico significativo legato alle gite, nel quale rientrano agenzie, trasporti e altre realtà che collaborano con le scuole.

La pressione sulla politica

Nella sua testimonianza, Jacopo evidenzia anche il ruolo delle famiglie e delle associazioni nel confronto con la politica.

Secondo il docente, alcune associazioni avrebbero esercitato una forte pressione politica per trovare un accordo con i docenti, mentre parallelamente sarebbero state create pressioni da parte delle famiglie per garantire lo svolgimento delle gite.

Da qui la convinzione che, per il resto d'Italia, la protesta possa diventare uno strumento di pressione particolarmente incisivo.

«La forma di collaborazione con la dirigenza renderebbe ingestibili le scuole»

Jacopo propone anche una riflessione sulla possibilità di estendere forme di protesta che coinvolgano la collaborazione con la dirigenza scolastica.

A suo giudizio, una simile modalità di mobilitazione potrebbe rendere estremamente difficile il funzionamento ordinario delle istituzioni scolastiche, arrivando a bloccare il sistema «a costo praticamente zero».

La sua testimonianza si inserisce dunque in un dibattito più ampio sulle forme di protesta del personale docente e sulla loro capacità di produrre effetti concreti senza trasformarsi in un semplice gesto simbolico.

Il nodo degli stipendi

Ma il punto centrale della testimonianza di Jacopo rimane quello economico.

Il docente sostiene che, a partire dallo scorso anno, gli stipendi in Alto Adige abbiano beneficiato di incrementi complessivi che, a seconda dell'anzianità, arriverebbero a 10.000-12.000 euro, sottolineando però che le iniziative di base non sarebbero comunque considerate sufficienti.

«Le nostre iniziative di base non sono soddisfatte», osserva Jacopo, spiegando che la protesta continua anche quest'anno con l'obiettivo di ottenere stipendi maggiormente allineati a quelli del Nord Tirolo.

Una protesta che va oltre le gite

La testimonianza del docente altoatesino porta quindi il tema delle gite scolastiche su un piano più ampio.

Non soltanto viaggi di istruzione, organizzazione delle uscite o rapporti con le famiglie: dietro la protesta emerge, secondo Jacopo, una questione di riconoscimento professionale e retributivo.

La domanda che rimane aperta è se la protesta sulle gite possa trasformarsi in una più ampia mobilitazione della categoria e diventare, soprattutto in Alto Adige, uno strumento per riportare al centro del confronto politico il tema degli stipendi degli insegnanti.