“Siete dei poveri proff resistivi, io chiederò incarichi aggiuntivi per arrotondare il mio stipendio": la risposta di un’insegnante agli appelli di RTS sugli aumenti degli stipendi
Le discussioni sugli aumenti degli stipendi del personale scolastico continuano ad alimentare un confronto sempre più acceso tra gli stessi lavoratori della scuola. A dimostrarlo è il messaggio inviato da un’insegnante dopo aver letto i numerosi interventi pubblicati da Regolarità e Trasparenza nella Scuola (RTS) sul tema degli aumenti contrattuali, degli arretrati e degli effetti reali in busta paga.
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Il tono del commento è volutamente provocatorio:
“Siete dei poveri proff resistivi, io dopo il primo collegio dei docenti chiederò incarichi aggiuntivi per arrotondare il mio stipendio alla faccia vostra e delle vostre inutili proteste.”
Al di là della forma polemica, il messaggio mette in evidenza una questione che attraversa da anni il mondo della scuola: come aumentare concretamente il proprio reddito quando gli incrementi contrattuali risultano, per molti lavoratori, inferiori alle aspettative?
La scelta degli incarichi aggiuntivi
La docente sembra indicare una strada molto precisa: non affidarsi soltanto agli aumenti dello stipendio tabellare, ma cercare di incrementare il proprio reddito attraverso incarichi aggiuntivi e attività retribuite all'interno dell'istituzione scolastica.
Si tratta di una posizione legittima, che però apre un interrogativo più ampio.
Se per raggiungere uno stipendio considerato adeguato un docente deve necessariamente assumere ulteriori incarichi, svolgere attività aggiuntive e aumentare il proprio carico di lavoro, il problema degli stipendi di base è davvero risolto?
È proprio su questo punto che si concentra la critica di RTS.
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Aumenti sulla carta e aumenti reali
Il dibattito sugli aumenti degli stipendi della scuola non può essere limitato alla cifra dell'incremento tabellare annunciato dal contratto.
Occorre considerare IRPEF, detrazioni, assegni personali riassorbibili, IVC e arretrati, oltre alle diverse situazioni individuali che possono determinare un risultato netto differente da quello atteso.
Per questo RTS ha insistito più volte sulla necessità di guardare al cedolino effettivamente percepito, anziché fermarsi alla comunicazione dell'aumento lordo.
La domanda, in fondo, è semplice: quanto rimane realmente in tasca al docente dopo tutte le trattenute e gli eventuali riassorbimenti?
La provocazione divide la categoria
Il messaggio della docente rappresenta anche un'altra realtà: il dibattito salariale nella scuola non produce soltanto proteste nei confronti delle istituzioni, ma sta creando posizioni differenti tra gli stessi insegnanti.
Da una parte c'è chi ritiene necessario contestare gli stipendi considerati insufficienti e chiedere interventi strutturali.
Dall'altra c'è chi preferisce sfruttare le opportunità offerte dalla scuola per aumentare le proprie entrate, accettando incarichi aggiuntivi e responsabilità ulteriori.
Non è quindi soltanto una questione economica. È anche una diversa idea del rapporto tra stipendio, lavoro aggiuntivo e dignità professionale.
“Alla faccia delle vostre inutili proteste”
La frase conclusiva del commento è probabilmente quella destinata a far discutere maggiormente: “alla faccia vostra e delle vostre inutili proteste”.
Una provocazione che può essere letta anche come una sfida interna alla categoria: se esiste la possibilità di guadagnare qualcosa in più attraverso gli incarichi aggiuntivi, perché protestare?
La risposta di chi sostiene le iniziative di RTS è altrettanto netta: un incarico aggiuntivo può aumentare il reddito individuale, ma non modifica necessariamente il valore dello stipendio ordinario del docente.
Ed è proprio questa distinzione che alimenta il confronto.
Il vero nodo resta lo stipendio ordinario
La discussione, dunque, potrebbe essere ricondotta a una domanda fondamentale: un insegnante dovrebbe poter raggiungere una retribuzione dignitosa attraverso il proprio stipendio ordinario oppure deve necessariamente aggiungere altre attività al proprio lavoro?
Gli incarichi aggiuntivi possono rappresentare una scelta personale e, per alcuni docenti, una concreta opportunità economica.
Ma se diventassero l'unico strumento attraverso il quale recuperare potere d'acquisto, il problema denunciato da RTS rimarrebbe sostanzialmente aperto.
Perché un aumento dello stipendio non dovrebbe essere soltanto una cifra riportata nelle tabelle contrattuali: dovrebbe tradursi in un incremento percepibile e stabile della retribuzione del lavoratore.
Ed è su questo terreno che, con ogni probabilità, continuerà il confronto tra chi protesta, chi accetta incarichi aggiuntivi e chi, semplicemente, cerca di trovare il modo di far quadrare il proprio stipendio a fine mese.