Stipendi dei docenti, il divario con i dirigenti resta enorme: «Agli insegnanti 500 euro netti in più al mese»
Un dirigente scolastico può arrivare a percepire complessivamente 70.000-110.000 euro lordi annui, a seconda dell'anzianità, della posizione e della complessità dell'istituzione scolastica diretta. Per un docente, invece, la retribuzione lorda annua si colloca indicativamente tra 24.000 euro a inizio carriera e circa 32.000 euro nelle fasce più comuni.
Il risultato è un rapporto retributivo che può arrivare a essere superiore al doppio, soprattutto se si confrontano le fasce più elevate della dirigenza con lo stipendio medio di un insegnante.
Il problema non è quanto guadagna un dirigente, ma quanto guadagna un docente
La questione, però, secondo il professor Aldo Domenico Ficara, non dovrebbe essere affrontata mettendo in contrapposizione docenti e dirigenti.
«Non è una battaglia contro i dirigenti scolastici – sottolinea Ficara – perché la responsabilità di chi dirige una scuola deve essere adeguatamente riconosciuta. Il vero problema è un altro: quanto viene riconosciuto economicamente al docente rispetto alla responsabilità educativa, professionale e sociale che assume ogni giorno».
Per Ficara, il nodo centrale è la distanza tra la funzione svolta dagli insegnanti e la loro retribuzione.
«Un docente entra quotidianamente in classe, prepara le lezioni, valuta gli studenti, gestisce situazioni complesse, aggiorna le proprie competenze e si assume una responsabilità enorme sulla formazione delle nuove generazioni. Eppure, dopo anni di servizio, lo stipendio continua a essere troppo basso rispetto al valore strategico di questa professione».
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«Ai docenti servono 500 euro netti in più al mese»
La proposta del professor Ficara è particolarmente netta: un aumento strutturale di 500 euro netti al mese per gli insegnanti.
«Se vogliamo parlare seriamente di valorizzazione della professione docente – afferma – dobbiamo smettere di ragionare esclusivamente in termini di piccoli aumenti contrattuali. Un docente dovrebbe avere almeno 500 euro netti in più al mese. Non come bonus temporaneo, non come una misura una tantum, ma come incremento stabile dello stipendio».
Una cifra che significherebbe circa 6.500 euro netti in più all'anno considerando tredici mensilità.
«Sono risorse importanti – prosegue Ficara – ma dobbiamo chiederci quanto vale realmente per lo Stato una scuola capace di attrarre e trattenere professionisti qualificati. Se continuiamo a pagare poco gli insegnanti, rischiamo di rendere sempre meno attrattiva questa professione».
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Il confronto con i dirigenti
Il confronto con la dirigenza scolastica rende ancora più evidente la distanza.
Un dirigente scolastico ha responsabilità amministrative, organizzative e gestionali molto rilevanti e una retribuzione coerente con tali responsabilità. Ma, secondo Ficara, questo non può diventare un alibi per mantenere gli stipendi dei docenti su livelli troppo bassi.
«Non considero scandaloso che un dirigente guadagni di più di un docente. È normale che esista una differenza legata alle responsabilità. Quello che considero sbagliato è che la retribuzione degli insegnanti rimanga così distante dal valore del lavoro che svolgono».
Il problema, quindi, non sarebbe eliminare il differenziale retributivo tra le due figure professionali, ma ridurre la distanza verso l'alto, attraverso un significativo investimento sugli stipendi degli insegnanti.
«La scuola non può essere costruita sul lavoro sottopagato»
Il tema diventa ancora più delicato se si considerano le numerose attività che spesso si aggiungono all'insegnamento ordinario: progettazione, formazione, riunioni, collegi, consigli di classe, attività di orientamento, rapporti con le famiglie e numerosi altri adempimenti.
«La scuola italiana non può continuare a fondarsi sulla disponibilità personale degli insegnanti – sostiene Ficara –. Se chiediamo professionalità, responsabilità, aggiornamento continuo e sempre maggiori competenze, dobbiamo riconoscere tutto questo anche economicamente».
Secondo il professore, il rinnovo dei contratti dovrebbe quindi rappresentare un'occasione per modificare radicalmente l'approccio alla retribuzione del personale docente.
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La vera sfida è rendere attrattiva la professione
Il problema degli stipendi non riguarda soltanto il presente, ma anche il futuro della scuola.
Una professione con stipendi iniziali poco competitivi rischia infatti di diventare meno attrattiva per i giovani laureati, soprattutto quando richiede anni di formazione, responsabilità crescenti e un forte investimento personale.
«Se vogliamo che i migliori giovani scelgano di diventare insegnanti – conclude Ficara – dobbiamo dare un messaggio completamente diverso. L'insegnante deve tornare a essere una professione prestigiosa anche dal punto di vista economico. E per farlo servono aumenti veri, strutturali e significativi. I 500 euro netti in più al mese non sono un lusso: sono, a mio avviso, una delle condizioni necessarie per restituire dignità economica alla professione docente».
Il dibattito, dunque, non riguarda soltanto una differenza tra buste paga. Riguarda quanto il sistema Paese è disposto a investire nelle persone che ogni giorno formano le nuove generazioni.
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