Stipendi docenti, il dato choc dell’OCSE: in Italia un insegnante guadagna il 33% in meno di un laureato

 


La professione docente richiede un elevato livello di formazione e, in molti casi, un percorso universitario lungo e ulteriori requisiti abilitanti.

Eppure il mercato del lavoro riconosce economicamente questo investimento in maniera molto diversa a seconda del settore.

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L'OCSE rileva che, mediamente, gli stipendi effettivi degli insegnanti nei Paesi membri rappresentano tra l'81% e l'88% delle retribuzioni dei lavoratori con istruzione terziaria, a seconda del grado scolastico.

In Italia, invece, il rapporto resta particolarmente sfavorevole. Il dato del -33% per la primaria non è soltanto una statistica: rappresenta il valore economico attribuito alla professionalità docente rispetto ad altre professioni svolte da persone con un analogo livello di istruzione.

Il nodo politico: quanto vale davvero un insegnante?

Il dato OCSE pone dunque una domanda che va oltre il semplice rinnovo contrattuale: quanto vale economicamente la professionalità di un insegnante in Italia?

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Se un laureato che sceglie la scuola accetta una penalizzazione retributiva molto più elevata rispetto a quella registrata mediamente nei Paesi OCSE, il rischio è che la professione perda progressivamente attrattività.

E il problema non riguarda soltanto gli insegnanti già in servizio.

Riguarda soprattutto i giovani laureati che devono decidere se investire anni della propria vita nella professione docente oppure orientarsi verso settori nei quali lo stesso titolo di studio può essere valorizzato economicamente molto di più.

La scuola, insomma, può chiedere agli insegnanti sempre maggiore professionalità, formazione, responsabilità e disponibilità.

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Ma resta una questione fondamentale, difficile da eludere:

se in Italia un insegnante laureato guadagna circa un terzo in meno rispetto a un lavoratore con analogo livello di istruzione, il problema non è soltanto quello degli stipendi. È il riconoscimento economico e sociale della professione docente.

E il confronto con il resto dell'OCSE, questa volta, parla molto chiaro.