Stop alle gite e ai progetti, dai docenti altoatesini un messaggio forte sulla dignità del lavoro: la solidarietà di Regolarità e Trasparenza nella Scuola
Stop alle gite scolastiche, ai viaggi d'istruzione, alle attività extracurriculari e ai progetti formativi per l'intero anno scolastico. È questa la forma di protesta scelta da numerosi docenti delle scuole della provincia di Bolzano, un'iniziativa che sta assumendo un significato particolarmente rilevante perché interviene su una delle componenti più apprezzate della scuola: tutte quelle attività che vanno oltre la lezione ordinaria e che contribuiscono alla formazione culturale, civile e personale degli studenti.
La protesta, partita dalle scuole di lingua tedesca dell'Alto Adige, si è progressivamente estesa anche a diversi istituti di lingua italiana. I docenti hanno scelto di coordinarsi attraverso il “Gruppo Dignità Istruzione Docenti”, portando al centro della discussione una questione che riguarda non soltanto le gite, ma più in generale il rapporto tra responsabilità professionale, carichi di lavoro e riconoscimento economico.
La protesta nasce dal lavoro sommerso
Alla base della mobilitazione vi è soprattutto la denuncia di quella che i docenti definiscono una quantità crescente di burocrazia e lavoro sommerso non adeguatamente riconosciuto e remunerato.
Organizzare un viaggio d'istruzione, un'uscita didattica o un progetto formativo significa infatti svolgere numerose attività che spesso si collocano al di fuori della semplice attività didattica: progettazione, organizzazione, comunicazioni, documentazione, gestione degli aspetti amministrativi e organizzativi, rapporti con famiglie e studenti e, nel caso delle uscite, responsabilità legate alla vigilanza.
Secondo i promotori della protesta, il problema non è quindi il valore delle gite o delle attività extracurricolari. Al contrario, proprio perché queste iniziative sono considerate importanti per gli studenti, la loro sospensione vuole rappresentare un segnale forte rivolto alle istituzioni.
Il messaggio è chiaro: se queste attività sono considerate fondamentali per la scuola, anche il lavoro necessario per realizzarle deve essere riconosciuto.
La dignità della professione docente
La protesta altoatesina porta così il tema della dignità professionale direttamente dentro le scuole.
È una questione che supera i confini della provincia di Bolzano e che trova ascolto anche nelle comunità social di Regolarità e Trasparenza nella Scuola.
I gruppi Facebook collegati a RTS hanno infatti espresso solidarietà nei confronti dei docenti altoatesini, riconoscendo nella loro iniziativa un tema che riguarda l'intero mondo della scuola italiana: quanto lavoro viene effettivamente richiesto agli insegnanti e quanto di questo lavoro viene realmente riconosciuto?
La scelta di rinunciare alle gite e ai progetti non viene quindi letta soltanto come una protesta locale, ma come un possibile campanello d'allarme sul rapporto tra ciò che la scuola chiede ai propri docenti e ciò che il sistema è disposto a riconoscere loro.
Ficara: “Gli aumenti non possono essere valutati soltanto sulla carta”
Sul tema interviene anche Aldo Domenico Ficara, che non condivide la lettura secondo cui gli aumenti stipendiali degli insegnanti avrebbero rappresentato un risultato nettamente superiore rispetto a quello ottenuto da altre categorie.
Il riferimento è alle dichiarazioni del vicepresidente della Provincia di Bolzano Marco Galateo, che ha invitato al buonsenso e ha rivendicato il risultato degli aumenti salariali, sostenendo che gli incrementi per gli insegnanti sarebbero stati superiori a quelli ottenuti da qualsiasi altra categoria.
Ficara contesta però il modo in cui viene valutato il beneficio economico derivante dagli aumenti contrattuali.
“Non possiamo limitarci a guardare l'aumento lordo scritto sul contratto e presentarlo come un aumento reale del potere d'acquisto degli insegnanti. Il lavoratore guarda ciò che rimane effettivamente in busta paga e, soprattutto, guarda quanto il proprio stipendio consente di vivere oggi rispetto a qualche anno fa.”
Secondo Ficara, una parte significativa dell'effetto degli aumenti sarebbe stata fagocitata dagli effetti della riforma fiscale, rendendo meno evidente sul netto il beneficio derivante dall'incremento della retribuzione lorda.
“Il problema è proprio questo: un aumento contrattuale può essere importante sulla carta, ma se contemporaneamente cambiano aliquote, detrazioni e meccanismi fiscali, il lavoratore può percepire un risultato molto più contenuto. Per questo ritengo necessario parlare di aumento reale del reddito e non soltanto di aumento nominale dello stipendio.”
Il costo della vita rende il problema ancora più evidente
La questione assume particolare rilevanza in Alto Adige, dove il costo della vita rappresenta uno degli elementi che alimentano il malcontento dei lavoratori della scuola.
Un incremento salariale deve infatti essere valutato anche alla luce del potere d'acquisto e delle spese effettivamente sostenute dalle famiglie.
Per Ficara, dunque, il confronto non può fermarsi alla cifra dell'aumento contrattuale.
“Se vogliamo parlare seriamente di dignità stipendiale dobbiamo mettere sul tavolo tre numeri: quanto prendeva l'insegnante prima, quanto prende dopo l'aumento e quanto è aumentato nel frattempo il costo della vita. Solo così possiamo capire se abbiamo realmente migliorato la condizione economica del docente.”
Gite scolastiche: una scelta difficile anche per gli studenti
La sospensione delle gite e dei viaggi d'istruzione rappresenta una decisione tutt'altro che semplice.
Sono infatti gli studenti a vivere direttamente la rinuncia a esperienze che spesso costituiscono una parte significativa del percorso scolastico. Una visita culturale, un viaggio d'istruzione o un progetto possono rappresentare occasioni di apprendimento che difficilmente possono essere sostituite dalla normale attività in aula.
Proprio per questo la protesta assume un valore simbolico ancora più forte.
I docenti sembrano dire alle istituzioni: se la scuola considera indispensabili queste esperienze, allora deve riconoscere anche il lavoro degli insegnanti che le rendono possibili.
Dal caso Bolzano una questione nazionale
La vicenda altoatesina potrebbe quindi alimentare una discussione molto più ampia.
La domanda non riguarda soltanto le gite scolastiche, ma tutto quel complesso di attività che contribuisce al funzionamento quotidiano della scuola e che spesso viene percepito come “normale” dal sistema.
Progetti, orientamento, attività extracurricolari, uscite didattiche, viaggi d'istruzione e numerose altre iniziative richiedono tempo, competenze e responsabilità.
La protesta dei docenti altoatesini mette quindi in evidenza un principio: la qualità della scuola non può essere costruita sulla disponibilità gratuita o sottovalutata del lavoro degli insegnanti.
RTS: “La dignità stipendiale non è un privilegio”
La posizione espressa dai gruppi di Regolarità e Trasparenza nella Scuola è di solidarietà nei confronti dei docenti che hanno scelto questa forma di mobilitazione, pur nella consapevolezza delle conseguenze che lo stop alle attività può avere sugli studenti.
Ficara conclude:
“La dignità stipendiale degli insegnanti non è una richiesta corporativa e non è una richiesta di privilegi. È il riconoscimento economico di una professionalità che svolge una funzione essenziale per il futuro del Paese. Se gli insegnanti arrivano a rinunciare alle attività che più arricchiscono l'esperienza scolastica degli studenti, dobbiamo chiederci perché siamo arrivati a questo punto, anziché limitarci a criticare la loro protesta.”
La vicenda di Bolzano, dunque, potrebbe rappresentare un nuovo capitolo della discussione nazionale sugli stipendi della scuola. Non soltanto quanto aumenta il lordo, ma quanto rimane realmente al docente, quanto lavoro viene richiesto e quale valore viene attribuito alla sua professionalità.
Ed è proprio su questi tre elementi — stipendio reale, lavoro effettivo e dignità professionale — che Regolarità e Trasparenza nella Scuola intende continuare ad alimentare il confronto.
