Caldo a scuola, la Sima chiede di rinviare l’apertura al 21-23 settembre: “La salute viene prima di tutto”


Scuole del Sud alle prese con il caldo estremo. 


La Società italiana di medicina ambientale (Sima) rilancia l’allarme sulle condizioni climatiche all’interno degli edifici scolastici e chiede di rinviare l’apertura delle scuole in Sicilia e nelle altre regioni del Mezzogiorno fino all’equinozio d’autunno, compreso tra il 21 e il 23 settembre.

“La salute degli studenti e del personale scolastico viene prima di tutto”, sottolinea la Sima, evidenziando come i cambiamenti climatici stiano modificando anche le condizioni nelle quali si svolge quotidianamente l’attività didattica.

Aule troppo calde e sistemi di climatizzazione insufficienti

Secondo la Sima, ad oggi solo l’11% degli istituti scolastici dispone di sistemi di climatizzazione, che peraltro sarebbero prevalentemente destinati agli uffici amministrativi. Nelle aule, invece, nella maggior parte dei casi si continua a fare affidamento sui ventilatori.

Una situazione che, secondo gli esperti, rischia di diventare sempre più problematica alla luce della maggiore frequenza e intensità delle ondate di calore.

Il problema riguarda soprattutto le regioni meridionali, dove il mese di settembre può ancora essere caratterizzato da temperature elevate. Aule affollate, finestre insufficienti, scarsa ventilazione e temperature elevate possono creare condizioni poco favorevoli per studenti e personale scolastico.

Ficara: “Il problema non può più essere ignorato”

Sul tema interviene anche il prof. Aldo Domenico Ficara, che richiama quanto accaduto lo scorso anno nelle scuole del Sud.

“L’anno scorso per tutto il mese di settembre si sono registrati diversi episodi di malori tra gli studenti del Sud a causa del caldo eccessivo nelle aule”, ricorda Ficara, sottolineando come le condizioni ambientali possano diventare particolarmente critiche negli ambienti scolastici più affollati.

Il problema non sarebbe legato soltanto alla temperatura percepita. Aule surriscaldate e poco ventilate possono determinare anche un aumento della concentrazione di anidride carbonica (CO₂), parametro importante per la qualità dell’aria indoor.

Quando la concentrazione di CO₂ raggiunge livelli elevati, possono comparire condizioni ambientali associate a sonnolenza, malessere, riduzione dell'attenzione e peggioramento della qualità dell'aria. Per questo il ricambio dell'aria rappresenta un elemento fondamentale soprattutto negli ambienti nei quali rimangono contemporaneamente molte persone per diverse ore.

Settembre non è più necessariamente sinonimo di temperature miti

La questione posta dalla Sima apre quindi una riflessione più ampia sull'organizzazione del calendario scolastico in un contesto climatico profondamente cambiato.

L'avvio delle lezioni nei primi giorni di settembre, soprattutto nel Mezzogiorno, può infatti coincidere con periodi caratterizzati ancora da temperature elevate. Il problema diventa particolarmente evidente negli edifici scolastici privi di adeguati sistemi di raffrescamento.

Per Ficara, le ondate di calore sempre più frequenti non possono essere più trascurate né, tantomeno, ignorate.

La questione non riguarda soltanto il comfort degli studenti e dei lavoratori della scuola. Quando le condizioni ambientali diventano estreme, entrano in gioco anche salute, sicurezza, capacità di concentrazione e qualità dell'apprendimento.

La proposta: posticipare l'apertura delle scuole

Da qui la proposta di spostare l'inizio delle lezioni nelle regioni maggiormente interessate dal caldo fino alla seconda metà di settembre, quando le condizioni climatiche dovrebbero risultare più favorevoli.

Una proposta destinata inevitabilmente ad alimentare il dibattito sul calendario scolastico e sull'adattamento della scuola ai cambiamenti climatici.

Il punto centrale, tuttavia, rimane uno: se le temperature esterne cambiano e le ondate di calore diventano più frequenti, anche gli edifici scolastici e l'organizzazione delle attività didattiche devono essere messi nelle condizioni di rispondere a questa nuova realtà.

La scuola può essere chiamata a garantire il diritto all'istruzione, ma deve farlo assicurando anche condizioni ambientali adeguate per chi ogni giorno vive nelle aule.