Coordinatore di classe, perché tanti docenti accettano un incarico non obbligatorio? La paura degli “orari punitivi” e delle ritorsioni
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Non sempre dietro la disponibilità a ricoprire il ruolo di coordinatore di classe c’è una reale volontà del docente. In molti casi pesa il timore di possibili conseguenze sul piano organizzativo: orari meno favorevoli, assegnazioni considerate penalizzanti, maggiore pressione da parte della dirigenza o difficoltà nei rapporti professionali. Ma il problema è proprio questo: un incarico che dovrebbe essere frutto di una scelta può trasformarsi, nella percezione dei docenti, in una sorta di disponibilità “obbligata”.
Il coordinatore di classe rappresenta una figura importante nell'organizzazione scolastica. Tuttavia, non tutto ciò che è utile all'organizzazione della scuola diventa automaticamente un obbligo contrattuale individuale del docente.
Il CCNL Istruzione e Ricerca disciplina gli obblighi di servizio dei docenti e distingue le attività collegiali dagli ulteriori incarichi e dalle attività aggiuntive. In particolare, il contratto individua le attività collegiali dei consigli di classe e stabilisce la relativa programmazione nell'ambito dell'organizzazione scolastica.
La domanda che molti insegnanti si pongono
Se l'incarico di coordinatore non è un obbligo ordinario derivante semplicemente dall'essere docente della classe, perché tanti insegnanti accettano comunque?
La risposta, secondo una percezione sempre più diffusa tra il personale scolastico, non è necessariamente il desiderio di svolgere quell'incarico.
In alcuni casi entrano in gioco considerazioni molto concrete:
- il timore di essere considerati poco collaborativi;
- la paura di deteriorare il rapporto con il dirigente scolastico;
- il timore di ricevere un orario meno favorevole;
- la preoccupazione per l'assegnazione delle classi;
- il timore di vedersi affidare ulteriori compiti organizzativi;
- la paura di possibili ripercussioni nella distribuzione degli incarichi;
- il desiderio di evitare tensioni all'interno del dipartimento o del consiglio di classe.
È proprio questa asimmetria percepita tra chi conferisce l'incarico e chi dovrebbe accettarlo a creare una situazione particolarmente delicata.
L'orario come possibile strumento di pressione
Uno dei timori maggiormente ricorrenti riguarda l'orario scolastico.
Formalmente, la costruzione dell'orario deve rispondere alle esigenze organizzative e didattiche dell'istituzione scolastica. Ma il docente può chiedersi: se rifiuto un incarico aggiuntivo, il mio orario dell'anno successivo sarà meno favorevole?
Anche soltanto il dubbio può essere sufficiente a condizionare una scelta.
Il problema, quindi, non riguarda soltanto l'esistenza di una vera o propria ritorsione. Riguarda anche la percezione di poter subire una conseguenza negativa.
Un docente potrebbe accettare il coordinamento non perché lo desideri, ma perché ritiene più prudente non esporsi.
Quando la collaborazione diventa paura
La scuola ha certamente bisogno della collaborazione dei propri docenti.
Ma collaborazione e disponibilità volontaria sono concetti diversi.
Un'organizzazione sana dovrebbe consentire al lavoratore di manifestare la propria indisponibilità a un incarico ulteriore senza temere conseguenze indirette o penalizzazioni.
Il punto centrale diventa allora questo:
Un incarico aggiuntivo può essere realmente volontario se il docente teme che il suo rifiuto possa avere conseguenze sulla sua vita professionale?
È una domanda che merita una riflessione seria.
Il coordinatore non dovrebbe essere un “docente obbligato”
Il coordinatore di classe svolge spesso un'attività complessa: rapporti con le famiglie, raccordo con i colleghi, gestione delle comunicazioni, monitoraggio delle situazioni degli studenti, preparazione e organizzazione di numerose attività del consiglio di classe.
Proprio per questo motivo sarebbe auspicabile che l'incarico fosse affidato a un docente effettivamente disponibile e consapevole dell'impegno richiesto.
Un coordinatore che accetta esclusivamente perché teme conseguenze negative potrebbe iniziare il proprio incarico con una motivazione completamente diversa da quella auspicabile.
La questione delle ritorsioni va affrontata con prudenza
Naturalmente bisogna distinguere tra una ritorsione effettiva e documentabile e il semplice timore del docente.
Non è corretto affermare che ogni orario poco gradito, ogni assegnazione di classe o ogni diversa distribuzione degli incarichi costituisca automaticamente una ritorsione.
Tuttavia, proprio perché si tratta di decisioni organizzative che possono incidere concretamente sulla vita professionale del docente, è fondamentale che siano adottati criteri trasparenti, verificabili e coerenti con le esigenze di servizio, evitando qualsiasi logica di punizione.
Il problema diventa particolarmente serio quando il docente arriva a pensare:
“Accetto il coordinamento perché, se dico di no, rischio di pagarlo in altro modo.”
In quel momento la disponibilità non è più completamente libera.
Serve maggiore trasparenza
Una possibile soluzione passa dalla trasparenza.
La scuola potrebbe chiarire preventivamente:
- quali incarichi sono obbligatori;
- quali sono invece ulteriori rispetto agli obblighi ordinari;
- quali criteri vengono utilizzati per attribuirli;
- quale compenso è previsto, quando spettante;
- quali sono le responsabilità connesse;
- quali procedure vengono utilizzate per raccogliere le disponibilità;
- quali criteri vengono utilizzati per la formazione dell'orario.
In questo modo il docente può effettuare una scelta consapevole.
Il vero problema è culturale
La questione del coordinatore di classe va quindi oltre il singolo incarico.
Riguarda il rapporto tra autorità, collaborazione e libertà professionale nella scuola.
Un docente dovrebbe poter dire:
“Non sono disponibile a svolgere questo incarico”
senza dover vivere questa decisione come una possibile minaccia alla propria posizione professionale.
E, allo stesso tempo, il dirigente dovrebbe poter organizzare efficacemente il servizio utilizzando criteri oggettivi e trasparenti.
Il punto di equilibrio è proprio questo: una scuola efficiente non ha bisogno di docenti impauriti, ma di docenti che collaborano perché riconoscono il valore del proprio lavoro.
La vera domanda, allora, non è soltanto perché tanti insegnanti accettino di fare i coordinatori.
È capire quanti di loro lo facciano realmente per scelta e quanti, invece, ritengano di non poter dire di no.