Scuola 2026/27, 37.430 docenti assunti ma il precariato resta oltre quota 200 mila: i numeri dell'emergenza
L'anno scolastico 2026/2027 riparte con un dato record sulle immissioni in ruolo, ma il precariato continua a rappresentare uno dei principali problemi strutturali della scuola italiana. Il Ministero rivendica il completamento delle assunzioni entro il 31 agosto, mentre i sindacati sottolineano che il sistema continua a dipendere da un numero molto elevato di contratti a tempo determinato.
L'anno scolastico 2026/2027 si apre con un dato che il Ministero dell'Istruzione e del Merito considera particolarmente significativo: entro il 31 agosto 2026 sono state completate 37.430 immissioni in ruolo di docenti su posto comune, sostegno e per l'insegnamento della Religione cattolica.
Il numero è superiore a quello registrato nello stesso momento dello scorso anno scolastico, quando le immissioni in ruolo erano state 29.685. Si tratta quindi di oltre 7.700 assunzioni a tempo indeterminato in più rispetto al 2025/2026.
Per il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara, il risultato consente di avviare il nuovo anno con i docenti in cattedra fin dall'inizio delle lezioni, evitando almeno in parte il tradizionale problema delle cattedre scoperte nelle prime settimane di scuola.
37.430 assunzioni: il dato del Ministero
Le 37.430 immissioni in ruolo comprendono diverse tipologie di insegnamento e sono state completate entro la fine di agosto.
Un elemento di novità è rappresentato anche dagli elenchi regionali, utilizzati per la prima volta quest'anno e che hanno contribuito al completamento delle procedure di reclutamento. I posti rimasti eventualmente non assegnati a tempo indeterminato sono riconducibili, secondo quanto comunicato dal Ministero, soprattutto all'esaurimento delle graduatorie.
Il dato delle assunzioni, dunque, rappresenta un miglioramento rispetto allo scorso anno. Ma da solo non è sufficiente a descrivere la situazione degli organici della scuola italiana.
Quasi 118 mila supplenze
Il secondo numero da tenere in considerazione è quello delle supplenze.
Al 31 agosto risultavano coperte quasi tutte le supplenze necessarie per l'avvio dell'anno scolastico, per un totale indicato in circa 118 mila posti. Orizzonte Scuola, considerando le assegnazioni già effettuate, parla di quasi 110 mila supplenze assegnate entro quella data.
Il dato assume particolare rilevanza se confrontato con quello delle immissioni in ruolo.
Da una parte ci sono 37.430 docenti stabilizzati; dall'altra un numero molto consistente di cattedre che continua a essere coperto attraverso contratti a tempo determinato.
È proprio questa contraddizione a riaccendere, alla vigilia dell'inizio delle lezioni, il dibattito sul precariato.
Sostegno: 55.814 supplenti confermati
Particolarmente significativa è la situazione del sostegno.
Sono 55.814 i supplenti di sostegno confermati, su richiesta delle famiglie, per garantire continuità agli alunni con disabilità. Il numero è superiore a quello dell'anno precedente e rappresenta uno degli elementi più importanti del quadro degli organici per il 2026/2027.
Il sostegno continua quindi a rappresentare uno dei settori nei quali la presenza di personale precario è maggiormente evidente.
La continuità didattica è diventata una delle questioni centrali: la conferma del docente già presente può evitare, almeno in parte, che lo studente debba affrontare un nuovo cambiamento all'inizio dell'anno scolastico.
Il nodo dei 200 mila precari
Ed è proprio qui che emerge la differenza tra il dato amministrativo sulle assunzioni e la fotografia complessiva del mondo della scuola.
I sindacati contestano infatti l'idea che il problema del precariato possa considerarsi risolto. Le stime riportate nelle ultime ore parlano di oltre 200 mila precari tra docenti e personale ATA.
La questione, quindi, non riguarda soltanto quanti docenti siano stati immessi in ruolo in un determinato anno, ma la capacità del sistema scolastico di ridurre strutturalmente il ricorso ai contratti a termine.
Il confronto tra 37.430 nuove immissioni in ruolo e un bacino complessivo di oltre 200 mila lavoratori precari rende evidente la distanza ancora esistente tra il fabbisogno della scuola e la stabilizzazione del personale.
Due letture diverse dello stesso dato
Il Ministero interpreta il dato delle 37.430 assunzioni come un risultato positivo e sottolinea la possibilità di iniziare l'anno scolastico con i docenti in cattedra.
I sindacati, invece, evidenziano che la presenza di circa 118 mila supplenze e il numero complessivo dei precari dimostrano come il sistema continui a fare largo affidamento sul lavoro a tempo determinato. La Uil Scuola, in particolare, osserva che se per coprire le cattedre sono necessarie così tante supplenze, il problema del precariato rimane strutturale.
Non si tratta quindi soltanto di stabilire se 37.430 assunzioni siano tante o poche. Il vero interrogativo riguarda la capacità di trasformare queste assunzioni in un processo stabile di riduzione del precariato.
Il nuovo anno scolastico parte con una doppia fotografia
La scuola italiana del 2026/2027 presenta dunque due immagini contemporaneamente.
La prima è quella delle 37.430 immissioni in ruolo, un numero superiore a quello dello scorso anno e utilizzato dal Ministero per evidenziare il miglioramento delle procedure di reclutamento.
La seconda è quella di una scuola che continua a utilizzare in maniera massiccia le supplenze, con circa 118 mila posti coperti a tempo determinato e un numero complessivo di precari che, secondo le organizzazioni sindacali, supera quota 200 mila considerando docenti e ATA.
È proprio questo il paradosso con cui si apre il nuovo anno scolastico: più assunzioni a tempo indeterminato, ma ancora un enorme esercito di precari.
Per docenti e personale ATA la vera sfida non sarà quindi soltanto garantire l'apertura regolare delle scuole, ma costruire un sistema di reclutamento capace di ridurre progressivamente la dipendenza dalle supplenze.
Il numero delle assunzioni rappresenta un passo avanti. Il problema è capire quanto sarà sufficiente per modificare realmente, e in maniera duratura, la struttura del precariato nella scuola italiana.